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È crisi diplomatica fra i commercialisti

del 25/03/2010
di: La Redazione
È crisi diplomatica fra i commercialisti
La polemica non si placa in casa dei commercialisti. All'indomani della presa di posizione del consiglio nazionale di categoria sulle difficoltà di giungere a un accordo fra le due casse di previdenza dei dottori e dei ragionieri, non si è fatta attendere la replica. Ad essere processate, da parte del presidente dell'ente dei dottori Walter Anedda, le parole del segretario del Cndcec Giorgio Sganga. Che ieri a ItaliaOggi ha dichiarato di essere preoccupato della situazione di stallo e di voler capire meglio le ragioni di entrambi i presidenti. «Trovo assolutamente impropria e distorsiva la dichiarazione di Sganga», osserva Anedda, «laddove tra le possibili difficoltà a monte dell'ipotesi di unificazione previdenziale identifica quella di una ''guerra di religione''. Se i problemi fra i due enti riguardassero elementi ideologici, credo non sarebbe difficile trovare un accordo; ma la questione, invece, riguarda i soldi e proprio per questo non è possibile trovare un accordo. Anche perché è la dimensione del problema previdenziale della Cassa dei ragionieri, che illustreremo il prossimo 7 aprile (nel corso dell'incontro programmato al Cndcec, ndr), che ci porta a dichiarare che non ci può essere spazio per l'unificazione. Il punto essenziale», continua il numero uno dell'ente pensionistico, «è che la nostra Cassa, attraverso i propri organi, gestisce la previdenza degli associati e la sicurezza sociale degli stessi con precise responsabilità morali e di legge. Il vero ''peccato'' non sarebbe quello di non portare a compimento il processo di unificazione, come asserisce Sganga, bensì dimenticarsi di dette responsabilità. Sarebbe da irresponsabili subordinare la certezza del trattamento previdenziale dei Dottori Commercialisti ad altre non meglio comprensibili esigenze, di immagine, politiche o quant'altro». Prova a buttare acqua sul fuoco Giuseppe Pozzato, presidente dell'associazione nazionale dei commercialisti. Che, sin dal suo insediamento, ha avviato buone relazioni diplomatiche con i giovani dottori commercialisti di Luigi Carunchio. «La strada per l'unificazione delle Casse di previdenza dei ragionieri e dei dottori commercialisti è percorribile», dice, «occorre semplicemente mettere fine alle polemiche e lavorare seriamente affinché siano create le condizioni per iniziare a delineare il nuovo assetto previdenziale della Categoria unica. Il nodo previdenziale», propone, «si può e si deve sciogliere mediante una soluzione che è tecnicamente fattibile, come l'Anc ha avuto modo di sostenere in occasione dell'incontro avuto con il Direttore generale per le politiche previdenziali del ministero del lavoro, Giovanni Geroldi, a patto naturalmente che vi sia una concreta e reale volontà politica da parte degli attori in campo”. E mentre si consuma lo scontro all'interno della professione, dall'esterno della categoria arrivano nuovi input per soluzioni alternative o per nuove polemiche. Così Riccardo Alemanno, presidente dei tributaristi dell'Int, ha scritto una lettera al presidente della Cnpr Paolo Saltarelli per offrire la propria disponibilità al confronto vista l'apertura di qualche giorno fa dello stesso numero uno della Cassa dei ragionieri a valutare un accordo con altre professioni. Ma anche per mettere i puntini sulle i. «I tributaristi, quantomeno quelli dell'Int», scrive Alemanno, «non sono merce di scambio o l'ultima spiaggia per la previdenza di altri, sono professionisti che stanno versando soldi buoni e abbondanti nelle casse dell'Inps, per cui sarebbe opportuno che determinate iniziative venissero, prima di essere rese pubbliche, discusse con i veri interessati e non con chi non li rappresenta».
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