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Senza Unico non c'è crack

del 25/03/2010
di: La Redazione
Senza Unico non c'è crack
Non risponde di bancarotta fraudolenta documentale l'imprenditore fallito che ha omesso di presentare la dichiarazione dei redditi. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11279 di ieri, ha annullato con rinvio la condanna nei confronti di due «teste di legno». Ma non basta. Nelle motivazioni i supremi giudici hanno inoltre precisato che «l'imprenditore solo formale» non risponde penalmente della irregolare tenuta delle scritture contabili, a meno che l'accusa non riesca a dimostrare il dolo. Sul punto i giudici hanno chiarito che «in tema di irregolare tenuta delle scritture contabili, quando al vertice della società vi sia un imprenditore solo formale, non è tracciabile in modo netto ed automatico l'iter giustificativo della affermazione di colpevolezza dei medesimo che risulti basato solo sul rilievo della irregolarità stessa e della vigenza della carica, occorrendo, viceversa, una indagine concreta sul modo di atteggiarsi dell'elemento psicologico». Sul fronte dichiarazione dei redditi, invece, la quinta sezione penale con una sentenza destinata all'ufficio del massimario, ha spiegato come il reato di bancarotta fraudolenta documentale si riferisca alla mancata tenuta di determinati documenti fra cui non rientrano le dichiarazioni dei redditi. La Cassazione precisa inoltre che la mancata presentazione delle dichiarazioni «non può dirsi atta a integrare il reato di bancarotta fraudolenta documentale la quale individua espressamente l'oggetto materiale del reato nei libri e nelle altre scritture contabili e descrive la condotta come quella di sottrazione, distruzione o falsificazione ovvero tenuta irregolare».

Da questo deriva che «possono formare oggetto di bancarotta fraudolenta documentale i libri e le scritture che hanno la funzione di rendere possibile la ricostruzione dei patrimonio e del movimento degli affari, così ricollegandosi la norma, direttamente all'art. 2214 cod. civ.». Ma non è ancora tutto, «la pura condotta di omessa tenuta di qualsiasi scrittura contabile», scrive ancora il relatore, «non rientra nella previsione, essendo idonea semmai a integrare fatti di bancarotta semplice, a meno che non si dimostri che scopo dell'omissione era proprio quello di recare pregiudizio ai creditori».

Debora Alberici

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