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Quote latte da falso ideologico

del 19/11/2013
di: di Luigi Chiarello
Quote latte da falso ideologico
«La quota di latte prodotta dall'Italia è di gran lunga inferiore a quella assegnata dall'Unione europea? Non c'è problema, cambiamo i sistemi di calcolo, consideriamo produttive non più le sole vacche di età inferiore a 120 mesi di vita (10 anni), ma anche quelle quasi immortali; capaci cioè di vivere fino a 999 mesi (oltre 83 anni). Si saranno detti questo i funzionari Agea, incaricati della tenuta del Sian che – secondo un'informativa dei Carabinieri Mipaaf (guidati dal tenente colonnello Marco Paolo Mantile) alla procura della Repubblica di Roma – avrebbero falsificato in modo «sistematico» «l'algoritmo utilizzato per il calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte e i numeri dei giorni di presenza in stalla».

Era questo l'incipit di un articolo di ItaliaOggi del 21 gennaio 2012; uno dei tanti di una lunga inchiesta a puntate che questo giornale conduce da anni sull'errato conteggio della produzione italiana di latte e sull'illecito percepimento di aiuti Pac a seguito dell'erronea assegnazione delle quote.

Il tema oggi torna in auge poiché il 13 novembre scorso, il gip del Tribunale di Roma, Giulia Proto, rispondendo a una richiesta di archiviazione mossa dal pm Attilio Pisani, ha emesso una ordinanza in cui dice una parola chiara a riguardo: i funzionari Agea, per giustificare l'errore commesso in relazione al calcolo dell'effettiva quota produttiva nazionale (e, quindi, per evitare responsabilità contabili) «hanno chiesto la modifica dell'algoritmo, ossia dei criteri di calcolo del numero dei capi potenzialmente da latte». Cosa che porta il gip a disporre «la restituzione degli atti al pm, affinché valuti in merito ad una eventuale nuova iscrizione a carico dei funzionari dell'Agea, previa identificazione, per il reato cui all'art. 479 c.p.». Ossia, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici.

L'algoritmo (che serve a calcolare la produzione potenziale di latte in Italia, ndr), spiega il gip, si basava sul lavoro della commissione Mariani. E prendeva in considerazione come criteri per individuare gli animali potenzialmente in grado di produrre latte, l'elenco delle razze, il numero dei giorni di presenza dell'animale in stalla e l'età dell'animale che in una prima fase era quella impresa tra i 24 mesi e 10 anni di età.

Successivamente, però, vennero modificati i criteri per l'ottenimento dell'algoritmo e, in particolare, il limite massimo di età da lattazione dell'animale. Che passò da 120 mesi a 999 mesi.

In pratica, in base al nuovo algoritmo un capo di bestiame avrebbe potuto produrre latte fino a 83 anni di età. Quindi, fino al compimento di quella paradossale età quel bovino andava conteggiato nella stima della quota produttiva nazionale.

Tutto ciò, spiega il Gip, «avvenne per espressa richiesta dei funzionari di Agea, con l'evidente fine di giustificare il dato in eccesso che aveva determinato le sanzioni».

Ma proviamo a quantificare: portando da 120 a 999 mesi il limite massimo di età da lattazione per capo, si genera una differenza in aumento di 300 mila capi produttivi e, dunque, uno sforamento implicito della quota latte assegnata all'Italia.

Secondo il gip Proto l'inserimento di questo dato abnorme «è stato fortemente voluto dai funzionari di Agea, che non potevano certo ignorare la sua inverosimiglianza». Tutto ciò, ribadisce il magistrato, ha comportato «calcoli non rispondenti al vero, calcoli che vengono inseriti in atti il cui contenuto deve pertanto ritenersi ideologicamente falso».

Per questo, il giudice per le indagini preliminari prefigura l'ipotesi di falso ideologico per i funzionari Agea che avrebbero taroccato l'algoritmo.

In relazione a eventuali ipotesi di truffa a loro contestabili, invece, il gip esclude ogni possibilità perché «in mancanza di elementi che possano far evincere l'elemento psicologico del reato per cui si procede, ossia il dolo».

La mancata revoca degli aiuti Pac e la prescrizione paradossale. Il gip afferma anche che non «appare allo stato possibile integrare le indagini anche al fine di verificare, chi ha percepito il contributo comunitario in quanto l'accertamento in ordine alle revoche non intervenute sulla scorta dei dati in possesso della Polizia giudiziaria, riguarda campagne di anni per i quali è maturato il termine di prescrizione del reato (campagna 2003-2004)».

I produttori di latte incassano infatti dei premi dalla Politica agricola comune per il latte prodotto. In particolare, il calcolo dei contributi Pac attualmente percepiti nel comparto latte e valido fino alla fine di marzo 2014 è basato su quote assegnate agli allevatori alla data del 31 marzo 2006.

Va anche detto però che le revoche e le mancate revoche di quote latte da effettuarsi nella campagna 2003/2004 (quella sotto accusa) andavano per legge effettuate due anni dopo; cioè proprio al termine della campagna lattiera 2005/2006 (in scadenza a marzo 2006).

Di conseguenza (come per altro già evidenziato in articoli di ItaliaOggi del 28 gennaio e del 16 giugno 2012), qualora la magistratura accertasse definitivamente la falsificazione dell'algoritmo, anche il regime di aiuti Pac 2007/2013 per i produttori di latte risulterebbe inevitabilmente viziato dalla mancata revoca delle quote per difetto di produzione. Revoca non effettuata, come detto, a causa dell'algoritmo errato.

Appare dunque paradossale che il gip dichiari in prescrizione una ipotesi di reato, quella di illecito percepimento degli aiuti Pac, i cui effetti sono in corso dal 2007 e si riverbereranno nelle erogazioni dei fondi Ue fino a marzo 2014. Cioè fino al termine della Pac attuale.

Resta, infine, da capire come mai una inchiesta interna ad Agea sul funzionamento del calcolo delle quote latte, voluta dall'allora commissario straordinario Mario Iannelli, sia stata repentinamente insabbiata (si veda ItaliaOggi del 14 luglio 2012) non appena Iannelli lasciò l'incarico, a seguito di una sentenza del Tar Lazio. Che dispose lo stop al commissariamento dell'agenzia e il reintegro sulla poltrona di via Salandra dell'ex presidente Dario Fruscio, precedentemente rimosso dal consiglio dei ministri per volontà dell'ex ministro alle politiche agricole, Francesco Saverio Romano.

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