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Giudicato esterno rilevabile d'ufficio

del 07/11/2013
di: Debora Alberici
Giudicato esterno rilevabile d'ufficio
È nullo l'accertamento a carico del professionista se la Ctr ha invalidato l'atto impositivo contenente la rettifica del reddito dello studio associato. Non solo. Nel processo tributario il giudicato esterno è rilevabile d'ufficio se gli atti fiscali sono in stretto rapporto di pregiudizialità.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24901 del 6 novembre 2013, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

Non dovrà quindi pagare le maggiori imposte un medico che aveva ricevuto un accertamento della maggior Irpef in conseguenza di una rettifica del reddito a carico dell'associazione professionale.

Ciò perché, spiega la sezione tributaria, dal definitivo annullamento degli avvisi di accertamento del reddito per gli anni 1988, 1989, 1990 e 1991 emessi nei confronti dello Studio associato, dai quali, erano originati «per trasparenza» gli avvisi nei confronti della contribuente, deriva l'annullamento di questi ultimi dato il rapporto di stretta dipendenza pregiudiziale tra gli uni e gli altri atti impositivi, e quindi anche indipendentemente dalla circostanza che nei rispettivi giudizi le parti siano state ovviamente differenti.

Infatti, il giudicato esterno dev'esser rilevato d'ufficio anche quando si sia formato successivamente alla pronuncia impugnata. E nel caso consegua a una sentenza della Corte di cassazione, come avvenuto nella specie, alla sua ricerca questo giudice deve provvedere anche autonomamente, sulla scorta per esempio della raccolta ufficiale di massime e pronunce, per evitare il contrasto di giudicati e al fine di attuare la funzione nomofilattica che le è propria. Alla produzione di un giudicato successivamente formatosi, del resto, non è comunque di ostacolo il divieto dell'art. 372 cod. proc. civ., norma che è soltanto riferibile a documenti che potevano esser prodotti nelle fasi di merito.

La vicenda riguarda una dottoressa che si era associata a un importante studio romano. Il fisco aveva notificato un accertamento all'associazione professionale contenente il maggior reddito. Per la trasparenza, si era giustificato l'ufficio, erano arrivati avvisi di accertamento a tutti i professionisti.

Nel frattempo lo studio aveva impugnato la rettifica ottenendo l'annullamento dell'atto impositivo, in primo e secondo grado e poi in Cassazione.

Sulla base del secondo verdetto la donna ha impugnato l'atto impositivo che la riguardava direttamente ottenendo una prima vittoria presso la Ctp di Roma. La decisione è stata poi confermata dalla Ctr.

A questo punto l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso alla Suprema corte, ma senza successo.

Anche la procura generale del Palazzaccio aveva chiesto al Collegio di legittimità di confermare l'invalidità dell'accertamento.

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