Consulenza o Preventivo Gratuito

Ocse: da metà del 2011 meno supporto fiscale

del 23/03/2010
di: Gabriele Frontoni
Ocse: da metà del 2011 meno supporto fiscale
Allentare il supporto fiscale all'economia a partire dalla seconda metà del 2011. È l'appello lanciato dall'Ocse ai paesi membri dopo aver scandagliato le politiche messe in atto dalle maggiori economie del pianeta per far fronte alla crisi dei mesi scorsi. «Le politiche di exit strategy hanno contribuito a far lievitare i passivi di bilancio nelle maggiori economie», hanno avvertito gli esperti dell'Ocse. «A tal punto che entro la fine del 2011 il rapporto debito-pil arriverà a sfiorare il 200% in Giappone mentre in Italia si arriverà a un passo dal 140%». Secondo l'Organizzazione di Parigi, per mettere un freno al dilagare della spesa pubblica, è necessario predisporre un piano di azione immediato che preveda la definizione già nei prossimi mesi di una politica di consolidamento fiscale che dovrà essere applicata di qui a 12 mesi. In questo caso, secondo le previsioni dell'Ocse, per raggiungere un pareggio di bilancio di qui al 2017 rispetto ai livelli attuali in paesi come Italia, Germania o Canada ci vorrebbe un intervento di 3 punti percentuali all'anno di pil, mentre in Francia, Stati Uniti, Giappone o Regno Unito, i livelli pre crisi si potrebbero raggiungere soltanto con un intervento più radicale ovvero operando un consolidamento fiscale di almeno il 6% del pil all'anno per i prossimi 8 anni. Ma quali sono le ragioni che spingono l'Ocse a stimolare un intervento così rapido da parte dei paesi membri sul pilastro del consolidamento fiscale? Da una parte, l'invecchiamento della popolazione che comporterà costi di transizione molto elevati in futuro. Meglio intervenire subito, dunque, per evitare di presentarsi in ritardo all'appuntamento con il deficit pensionistico. Non solo. Un forte indebitamento pubblico riduce le possibilità di intervento in casi di estrema necessità. In questo caso è preferibile riportare i conti in pareggio prima di essere costretti a dover intervenire nuovamente. Tutto questo, senza dimenticare l'eccesso di offerta di titoli di stato che potrebbe esercitare una pressione al rialzo sui tassi di interesse, tagliando fuori gli investimenti privati e determinando forti ripercussioni sulla capacità di un Paese di generare ricchezza. Infine, l'aumento delle uscite di cassa legate al servizio del debito potrebbe determinare un allontanamento della spesa pubblica dai programmi di sviluppo, formazione del capitale umano e realizzazione di infrastrutture, pesando come un tributo sul potenziale di crescita dei paesi indebitati.

vota