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La capacità giuridica entra nella riforma

del 20/03/2010
di: Giovanni Galli
La capacità giuridica entra nella riforma
Attribuire la capacità giuridica al condominio. È questo il contenuto di uno dei più significativi emendamenti presentati al nuovo testo unificato proposto dal comitato ristretto della Commissione giustizia del senato per i disegni di legge di riforma dell'istituto condominiale, di cui è relatore il sen. Franco Mugnai (Pdl).

Nel complesso gli emendamenti presentati sono oltre un centinaio: un numero quindi molto alto, che impegnerà la Commissione in un esame che non potrà certo essere né semplice né breve. Fra i più interessanti è da segnalare quello presentato dal sen. Gianpiero D'Alia (Udc), nel quale viene precisato che il rapporto dell'amministratore di condominio è regolato dal contratto di mandato.

Ma, come detto, di estrema importanza è il fatto che entra nella riforma l'idea di attribuire al condominio la capacità giuridica. L'emendamento proposto dal sen. Giovanni Legnini (Pd), infatti, prevede che sia «facoltà dell'assemblea del condominio deliberare, con la maggioranza di cui all'articolo 1136, quinto comma, l'attribuzione al condominio della capacità giuridica per gli atti di amministrazione e conservazione delle parti comuni dell'edificio nonché per il compimento degli altri atti espressamente previsti dalle legge», e aggiunge che «in tal caso il condominio è rappresentato a norma dell'articolo 1131 del codice civile».

Viene rimessa, quindi, a ciascun condominio la decisione di deliberare l'attribuzione in questione, con un numero di voti (tanto in prima quanto in seconda convocazione) che rappresenti, secondo il testo riformato dell'art. 1136 del codice civile, la maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell'edificio. E, in più, vengono precisati, in tale eventualità, i poteri di rappresentanza dell'amministratore, al quale anche il testo riformato dell'art. 1131 c.c., riconosce, per esempio, il potere di agire in giudizio contro i terzi o essere convenuto per qualunque azione concernente le parti comuni dell'edificio.

Un altro emendamento che merita attenzione è quello presentato dai senatori Giuliano Barbolini (Pd) e Guido Galperti (Pd), il cui testo riprende, peraltro, una previsione contenuta nella precedente proposta di riforma elaborata sempre dal comitato ristretto. Si tratta, in particolare, della possibilità, riconosciuta all'assemblea, di nominare, negli edifici composti da oltre nove unità immobiliari, «un consiglio di condominio» con funzioni «consultive» e di «controllo».

Di rilievo è altresì l'emendamento proposto dalla sen. Laura Bianconi (Pdl), che prevede l'eliminazione della facoltà per «il detentore a qualunque titolo» di chiedere all'amministratore di intervenire in caso di attività contrarie alle destinazioni d'uso sia delle parti comuni sia delle unità immobiliari di proprietà individuale. Infine, va ricordata la proposta emendativa, presentata dal sen. Barbolini, nella quale viene precisato che l'amministratore deve garantire «la propria autonomia e non avere interesse diretto o indiretto in imprese, società, organismi commerciali, artigianali o industriali fornitori del condominio amministrato».

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