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Avvisi bonari pazzi, c'è la difesa

del 03/10/2013
di: di Andrea Bongi e Fabrizio G. Poggiani
Avvisi bonari pazzi, c'è la difesa
Avvisi bonari per la rateazione dell'imposta sostitutiva sulle rivalutazioni: la difesa del contribuente in tre mosse. Si parte con l'istanza di autotutela e si finisce per chiedere al giudice tributario l'illegittimità delle sanzioni comminate, sulla base del principio dell'affidamento e della buona fede del contribuente, sancito dall'art. 10, commi 2 e 3, della legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente). Tale norma recita testualmente che «non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione finanziaria». Mentre, il successivo terzo comma, precisa che le sanzioni e gli interessi moratori non risultano dovuti quando la violazione è soltanto formale e non si traduce in alcun debito d'imposta. Entrambi i principi sopra enunciati riguardano il caso degli avvisi bonari scaturiti dal versamento rateale sulla base delle stesse scadenze di Unico dell'imposta sostitutiva sulla rivalutazione immobiliare, di cui al dl 185/2008, tramite il codice 1824. I contribuenti si sono conformati alle indicazioni dell'Amministrazione finanziaria perché, come si legge nella nota di chiarimento inviata a ItaliaOggi (si veda ItaliaOggi di ieri), «sul sito internet dell'Agenzia, in corrispondenza del codice 1824 istituito per questo pagamento viene riportato che l'importo a debito può essere versato in forma rateale». Vi è, però, di più. L'affidamento del contribuente circa la possibilità di spalmare fino a cinque rate mensili l'importo della sostitutiva dovuta nell'anno, deriva anche dal fatto che i sistemi di controllo Entratel hanno accettato le deleghe di pagamento nelle quali in corrispondenza del codice tributo 1824 era indicato il numero delle rate (1 di 5, 2 di 5, e così via). Se, veramente, tale rateazione ulteriore era illegittima e, quindi, da sanzionare allora il sistema di controllo Entratel, delle deleghe modello F24, avrebbe dovuto impedirne il pagamento tramite tale modalità. Se, poi, violazione vi è stata questa è solo meramente formale. La rata annuale della sostitutiva è stata, infatti, concretamente pagata nell'annualità. Il fatto che sia stata spalmata fino a cinque rate mensili ha comunque comportato un aggravio di interessi per dilazione e spesso anche la maggiorazione dello 0,40 a titolo di interesse corrispettivo, per cui non esiste danno per l'Erario. Ciò premesso, vediamo ora come può organizzare la propria difesa un contribuente che ha ricevuto un avviso bonario e che non abbia intenzione di dare seguito al pagamento richiesto. Preliminarmente, all'arrivo dell'avviso bonario è opportuno predisporre un'istanza di autotutela in carta libera, presentando all'ufficio di competenza la stessa e sottolineando che il contenuto dell'avviso bonario contrasta con il dettato delle disposizioni vigenti (art. 15, dl 185/2008). Si ricorda, che per l'Agenzia delle entrate (risoluzione 110/E/2010), queste comunicazioni non possono essere impugnate, stante il fatto che la tutela deve essere esperita all'interno del ricorso contro la cartella di pagamento; la giurisprudenza di legittimità, sul punto, si è espressa in senso non uniforme (a favore, Cassazione, sentenza n. 7344/2012, contraria, sentenza n. 16428/2007). L'ufficio periferico potrebbe, alternativamente, rimanere inerte ed emettere la cartella di pagamento o rispondere denegando lo sgravio. È opportuno ricordare che anche la Suprema corte (Cassazione, sentenza n. 7388/2007) ha stabilito che il diniego di autotutela rientra tra gli atti impugnabili dinanzi al giudice tributario. Inoltre, i giudici di legittimità hanno affermato l'impugnabilità del diniego di autotutela, anche di un atto impositivo divenuto definitivo, a condizione che il contribuente si limiti a sindacare la legittimità del rifiuto, essendo oramai preclusa ogni questione concernente il merito della pretesa (Cassazione, sentenza n. 9669/2009). Il contribuente, nel ricorso, deve evidenziare quale sia l'interesse pubblico che dovrebbe spingere l'Amministrazione allo sgravio di un atto ormai definitivo (Cassazione n. 10020/2012) tenendo conto, comunque, che il funzionario responsabile può essere chiamato a rispondere dei reti indicati dall'art. 238 del codice penale (omissione, ritardo o rifiuto di atti d'ufficio).

Esperito il tentativo di ottenere lo sgravio con l'istituto dell'autotutela, al contribuente (o al professionista delegato) non rimane che adire alla via giudiziale, presentando nei termini il ricorso, ai sensi dell'art. 18 e seguenti del dlgs 546/1992, e tenendo conto della recente disciplina sulla mediazione e reclamo.

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