Molti i dubbi espressi dagli enti a cominciare dalla decurtazione dei trasferimenti erariali nel caso in cui il bene statale trasferito dal centro in periferia sia locato. Per quanto tempo saranno ridotti i contributi? I comuni chiedono che questo avvenga per il solo periodo di durata del contratto di affitto e temono invece che l'alleggerimento dei trasferimenti possa cristalizzarsi nel tempo. I comuni, inoltre, auspicano un passo indietro del governo sulla norma che impone di destinare al Fondo per l'ammortamento dei titoli di stato il 10% di quanto ricavato dalla eventuale vendita del proprio patrimonio originario. La richiesta dei sindaci è di poter utilizzare questo 10% per abbattere il debito locale. Anche perché, dicono, la finalità sarebbe la stessa visto che il debito dei comuni contribuisce a formare il debito pubblico.
A questi e altri interrogativi il Mef e l'Agenzia dovranno dare risposte in tempi rapidi. «Il sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta e il direttore Scalera ci hanno assicurato la massima collaborazione», ha dichiarato il presidente della Fondazione Patrimonio Comune Roberto Reggi. «Il riconoscimento della finestra temporale di 120 giorni è il frutto della collaborazione tra sindaci e Agenzia del demanio che ha accolto le richieste dei comuni per semplificare le procedure. Ma è evidente la necessità di un ultimo passaggio formale». L'incontro di Firenze ha anche rappresentato l'occasione per ribadire che, a differenza della prima fase del federalismo demaniale (quella avviata con il dlgs 85/2010 e poi messa in naftalina) non ci sarà alcuna white list di beni trasferibili ai comuni. Tutti i beni demaniali (tranne quelli espressamente esclusi) sono infatti acquisibili dai sindaci. Ragion per cui l'Anci consiglia di effettuare comunque richieste massive di immobili, anche di quelli che risultino non disponibili, perché nel frattempo la loro situazione giuridica potrebbe essersi modificata. Sarà poi l'Agenzia del demanio a decidere.
