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Opzionale l'imposta di registro sui crediti

del 26/09/2013
di: Bruno Pagamici
Opzionale l'imposta di registro sui crediti
Le imprese potranno avere maggiori facilitazioni per reperire risorse finanziarie. Se l'art. 2 del testo provvisorio del decreto Fare-bis andrà in porto, l'imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine diventerà opzionale. Inoltre, per favorire l'accesso a forme di finanziamento alternative rispetto al canale bancario, il legislatore ha previsto l'estensione del privilegio speciale sui beni mobili destinati all'esercizio dell'impresa, anche a garanzia di obbligazioni e titoli similari emessi.

L'imposta sostitutiva. In base all'ultima bozza del decreto legge Fare-bis del 23 settembre 2013, l'esenzione dalle imposte di bollo, di registro, ipocatastali e concessioni governative, disposta dall'articolo 15 del dpr n. 601/1973, con applicazione dell'imposta sostitutiva, dovrebbe diventare opzionale. Stando all'ultimo schema di provvedimento circolato, la modifica non toccherebbe le operazioni di credito al consumo, per i quali non è possibile esercitare alcuna opzione e che restano, quindi, assoggettate all'imposta sostitutiva.

L'obiettivo è quello di ridurre il costo di accesso al credito, permettendo la scelta del regime dell'imposta sostitutiva solo nei casi in cui sia effettivamente più conveniente.

L'applicazione dell'imposta sostitutiva in luogo dei tributi sostituiti, infatti, non sempre genera un effettivo vantaggio in termini di carico fiscale dell'operazione di finanziamento. Considerato che le operazioni di credito sono soggette ad Iva, anche se in regime di esenzione, alle medesime risulta applicabile in via ordinaria l'imposta di registro nella misura fissa di 168 euro, rispetto alla quale risulta certamente più gravosa l'imposta sostitutiva (con aliquota dello 0,25%).

Un concreto effetto agevolativo si ha nell'ipotesi in cui il finanziamento sia assistito da garanzia ipotecaria, la cui tassazione in via ordinaria risulterebbe più gravosa rispetto all'applicazione dell'imposta sostitutiva. In tal caso l'imposta sostitutiva (dello 0,25%) applicabile sull'ammontare del finanziamento è certamente inferiore all'imposta da corrispondere per l'iscrizione di ipoteca (2% dell'ammontare garantito).

Inoltre, sempre secondo il testo in bozza, la disciplina dovrebbe essere estesa alla modificazione o estinzione delle operazioni di finanziamento strutturate come emissioni di obbligazioni o titoli similari, da chiunque sottoscritte, nonché alle garanzie di qualunque tipo da chiunque e in qualunque momento prestate in relazione a tali operazioni, alle loro eventuali surroghe, sostituzioni, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, comprese le cessioni di credito stipulate in relazione alle stesse.

L'opzione di applicazione dell'imposta sostitutiva dovrà essere esercitata dal soggetto finanziato ex ante e per iscritto oppure, per le operazioni di finanziamento effettuate mediante emissione di obbligazioni e titoli similari, nella deliberazione di emissione.

Privilegio speciale sui beni mobili. La modifica proposta al comma 4, lettera a), dell'art. 2 è diretta a estendere il privilegio speciale sui beni mobili destinati all'esercizio dell'impresa previsto dall'art. 46 del testo unico bancario anche a garanzia di obbligazioni e titoli similari, aventi una scadenza a medio o lungo termine, la cui sottoscrizione e circolazione è riservata a investitori qualificati. In tal modo si otterrebbe l'effetto di rendere l'investimento in tali strumenti più sicuro, favorendo pertanto l'accesso da parte delle società emittenti al mercato finanziario. La ratio della modifica proposta, spiega la relazione illustrativa, è quella di consentire all'impresa di utilizzare i beni destinati al proprio processo produttivo per ottenere i necessari finanziamenti, senza privarsi degli stessi. Verrà fornita così una forma di garanzia più efficiente rispetto alle tipiche garanzie reali, come l'ipoteca, poiché spesso le imprese di dimensioni ridotte sono prive di beni immobili di particolare valore, e il pegno, dato che lo spossessamento è incompatibile con la necessità di servirsi del bene nel processo produttivo.

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