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È sciopero della cattedra

del 17/03/2010
di: Benedetta P. Pacelli
È sciopero della cattedra
Per ora a proclamare lo sciopero dalla cattedra sono i ricercatori di cinque atenei (Torino, Cagliari, Tuscia, Napoli, Genova). Ma se il disegno di legge sull'università, sul quale è iniziata ieri in commissione istruzione al Senato, la discussione degli emendamenti (oltre 900), non subirà modifiche, la protesta si diffonderà. E per il prossimo anno ( i ricercatori devono presentare la domanda entro fine mese se vogliono insegnare nel 2010/2011) si rischia di paralizzare buona parte dell'attività didattica universitaria, proprio quella tenuta in molti casi dai ricercatori universitari. Che così si asterranno dal tenere lezioni, corsi ed esami per svolgere solo attività di ricerca, quella per cui sono pagati e per la quale saranno valutati. Un colpo duro per i consigli di facoltà, riuniti in questi giorni per programmare l'offerta formativa futura.

Al centro della protesta non solo la politica dei tagli, ma in particolare la riforma che sancisce la definitiva messa ad esaurimento della figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituita dal ricercatore a tempo, con contratti di tre anni rinnovabili per altri tre. A essere penalizzati, è la protesta, saranno sia i precari, che si ritroveranno senza prospettive, sia i ricercatori in ruolo, che da anni aspettano i concorsi per diventare associati. E per i quali non sono previsti concorsi proporzionali al loro numero per mancanza dei finanziamenti. Ma non solo. Perché ad animare la protesta sono poi gli emendamenti dell'ultima ora. Uno di questi, presentati dal relatore Giuseppe Valditara (Pdl) prevede che i ricercatori siano «tenuti a riservare annualmente a compiti didattici e di servizio agli studenti, inclusi l'orientamento e il tutorato, nonché ad attività di verifica dell'apprendimento, rispettivamente, almeno 350 ore i professori e ricercatori a tempo pieno e almeno 250 ore i professori e ricercatori a tempo definito». Il tutto sulla base di criteri e modalità stabiliti con regolamento di ateneo. Una norma che, come spiega Marco Merafina del Coordinamento nazionale dei ricercatori, «ci costringe a fare didattica senza il riconoscimento dello stato giuridico». A questo si aggiunge, poi, la revisione del trattamento economico, della trasformazione cioè della progressione biennale per classi e scatti di stipendio in progressione triennale.

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