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Promozioni, il sì è cumulativo

del 24/07/2013
di: di Antonio Ciccia
Promozioni, il sì è cumulativo
Ok al soft spam e alle informazioni commerciali ai follower. E consenso omnibus, anche con informative a catena, nel caso di cessione di dati per operazioni di marketing. Ma strada sbarrata allo spam selvaggio con sistemi automatizzati, che non può evitare la regola del consenso preventivo.

Con un provvedimento generale (in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) il garante della privacy ha elaborato le «Linee guida in materia di attività promozionale e contrasto allo spam». Si tratta di un provvedimento ambivalente: da un lato il contrasto alle pratiche scorrette di marketing, ma dall'altro l'incentivazione di buone pratiche commerciale, «amiche» del consumatore. Vediamo i contenuti salienti delle linee guida, che sottolineano l'assenza di uno scudo protettivo per le persone giuridiche, che non possono chiedere a loro tutela l'intervento del garante contro lo spam.

Cosa si può fare. Sono tre le misure di semplificazione per promuovere il soft spam.

La prima misura dà il via libera all'invio di messaggi promozionali, tramite e-mail, ai propri clienti su beni o servizi analoghi a quelli già acquistati (questo è il soft spam propriamente detto).

Diventare su un social network follower di un marchio o di una azienda, come previsto dalla seconda misura, abilita all'invio di offerte commerciali: purché dalla iscrizione alla pagina aziendale si possa desumere chiaramente l'interesse o il consenso a ricevere messaggi pubblicitari concernenti il marchio, il prodotto o il servizio offerto.

Terza misura è il consenso omnibus. Grazie a questa semplificazione con un unico «sì» si autorizzano tutte le attività di marketing (come l'invio di materiale pubblicitario o lo svolgimento di ricerche di mercato). Inoltre il consenso prestato per l'invio di comunicazioni commerciali tramite modalità automatizzate (come e-mail o sms) copre anche quelle effettuate tramite posta cartacea o con telefonate tramite operatore.

Infine il consenso unico può riguardare una catena di operatori. L'azienda che per prima raccoglie i dati per comunicarli o cederli ad altri soggetti a fini promozionali deve acquisire il consenso che sarà però valido per tutti i soggetti indicati nell'informativa dettagliata da fornire all'interessato.

Le linee guida ricordano che non è necessario, invece, il consenso per inviare e-mail o sms con offerte promozionali ad amici a titolo personale (il cosiddetto «passaparola»).

Cosa non si può fare. Le semplificazioni vanno di pari passo con i divieti.

Per poter inviare comunicazioni promozionali e materiale pubblicitario tramite sistemi automatizzati (telefonate preregistrate, e-mail, fax, sms, mms) è necessario aver prima acquisito il consenso dei destinatari (cosiddetto opt-in). Tale consenso deve essere specifico, libero, informato e documentato per iscritto. Primo divieto: senza consenso niente marketing.

Chi commissiona campagne promozionali, prevede il secondo divieto, non può disinteressarsi della esecuzione del progetto, ma deve esercitare adeguati controlli per evitare che agenti, subagenti o altri soggetti a cui ha demandato i contatti con i potenziali clienti effettuino spam. In alcune pronunce il garante ha invitato a non rivestire indebitamente l'agente del ruolo di titolare del trattamento, solo per scaricarsi da responsabilità.

Infine, terzo divieto: non si possono usare senza consenso i dati presenti su internet e social network. È necessario lo specifico consenso del destinatario per inviare messaggi promozionali agli utenti di Facebook, Twitter e altri social network o di altri servizi di messaggistica e Voip sempre più diffusi come Skype, WhatsApp, Viber, Messenger. L'accessibilità dei dati in rete non abilita all'uso indiscriminato, tanto più per comunicazioni promozionali automatizzate o per altre attività di marketing «virale» o «mirato».

Tutele e sanzioni. Per tutelarsi contro lo spam le persone fisiche possono presentare segnalazioni, reclami o ricorsi al garante: le sanzioni contro chi invia messaggi indesiderati, nei casi più gravi, possono arrivare fino a circa 500 mila euro.

Le «persone giuridiche», invece, non possono chiedere l'intervento formale del garante per la privacy, cui però possono comunque comunicare eventuali violazioni. A loro rimane la strada della denuncia penale e della causa civile per danni.

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