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Handicap, permessi fino al terzo grado

del 19/07/2013
di: La Redazione
Handicap, permessi fino al terzo grado
Fino al terzo grado di parentela i permessi e congedi per accudire il parente portatore di handicap. E lo straniero che ha famiglia non deve essere automaticamente espulso: si devono valutare i vincoli familiari (anche se non ha chiesto il ricongiungimento). Con due sentenze la Corte costituzionale, seppure in ambiti diversi, dà rilievo ai collegamenti familiari. Vediamo in che modo.

DISABILI

Il caso è partito dal nipote desideroso di accudire lo zio disabile (parente di terzo grado). Ma la legge arriva, al massimo, al secondo grado (fratelli e sorelle). Con la sentenza 203 depositata il 18/7/2013 la corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 42, comma 5, del dlgs 151/2001 (Testo unico sulla tutela e sostegno della maternità e paternità), nella parte in cui non include tra i soggetti abilitati a fruire del congedo il parente o l'affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla norma, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave. La disciplina prevedeva i permessi per il coniuge convivente di soggetto con handicap o, in mancanza, per il padre o la madre anche adottivi; in caso di mancanza dei genitori, i permessi potevano essere fruiti dai dei figli conviventi e, in caso di mancanza di figli, da uno dei fratelli o sorelle conviventi. Con la sentenza si estende la possibilità di cura anche per i parenti fino al terzo grado.

STRANIERI

Non si può espellere lo straniero condannato senza considerare i sui vincoli familiari. Anche se non ha fatto istanza di ricongiungimento. La Corte costituzionale con la sentenza n. 202, depositata ieri 18 luglio 2013, ha esteso la tutela goduta da chi ha presentato domanda di ricongiungimento familiare anche a chi si trova nelle condizioni per chiederlo e non ha presentato l'istanza formale. Nel caso specifico è stato negato il permesso di soggiorno per lavoro autonomo a un extracomunitario per precedenti penali. Nei procedimenti per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, tuttavia, la legge prevede che nel caso di straniero, che abbia esercitato il diritto al ricongiungimento familiare o del familiare ricongiunto si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato. Grazie a questa disposizione, gli stranieri, a seguito di un provvedimento di ricongiungimento familiare, possono godere di una tutela rafforzata: nei loro confronti non è possibile applicare automaticamente misure espulsive o provvedimenti negativi in caso di condanna per i reati indicati dal T.u. sull'immigrazione. La tutela rafforzata consiste nel fatto che l'amministrazione deve valutare in concreto la situazione dell'interessato, tenendo conto anche dei suoi legami familiari e sociali. La legge non prevedeva questa tutela rafforzata per chi non ha fatto richiesta del provvedimento formale di ricongiungimento. La consulta è intervenuta proprio su questi casi, dichiarando la illegittimità dell'articolo 5, comma 5, del dlgs 286/1998, nella parte in cui non prevede che una valutazione discrezionale per lo straniero «che abbia legami familiari nel territorio dello stato».

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