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Sequestro, non c'è solo carcere

del 19/07/2013
di: Pagina a cura di Antonio Ciccia
Sequestro, non c'è solo carcere
No al carcere preventivo come risposta automatica per chi commette un sequestro di persona e niente retroattività per l'ergastolo nel rito abbreviato. Con due sentenze la Corte costituzionale interviene in materia di processo penale con pronunce garantiste. Vediamo i dettagli.

Sequestro di persona. La Consulta (sentenza n. 213 del 18 luglio 2013) ha dichiarata l'illegittimità dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale, nella parte in cui individua la custodia cautelare come unica misura da applicare a chi commette un sequestro di persona per estorsione. Per la Consulta, infatti, è sbagliata la scelta tra carcere preventivo o niente. Bisogna prevedere anche la possibilità di applicare altre misure, qualora, in relazione al caso concreto, risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Nel caso specifico si trattava di decidere su un'istanza di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, proposta da una persona imputata, di sequestro di persona a scopo di estorsione, anche se nella vicenda aveva mantenuto un ruolo defilato.

L'alternativa secca (carcere o niente) è stata bocciata dalla Consulta, che ha sottolineato come il reato può assumere le più disparate connotazioni concrete: dal fatto commesso professionalmente e con modalità efferate all'illecito realizzato da singoli e per altre finalità: le esigenze cautelari potranno trovare, quindi, risposta in misure diverse e meno afflittive della custodia carceraria.

Rito abbreviato. Bocciata la norma retroattiva che eliminava la possibilità di fruire dello sconto di pena a 30 anni (anziché l'ergastolo) previsto per il rito abbreviato, nel caso di condanna all'ergastolo con isolamento. La consulta, con la sentenza n. 210 depositata il 18 luglio 2013, ha, infatti, bocciato l'articolo 7, comma 1, del decreto legge n. 341/2000.

Questa disposizione ha interpretato autenticamente l'articolo 442, comma 2, codice di procedura penale introdotta dal decreto-legge n. 341 del 2000 (sostituzione dell'ergastolo con isolamento con l'ergastolo senza isolamento) a coloro che, pur avendo formulato richiesta di giudizio abbreviato nella vigenza della precedente legge n. 479 del 1999, siano stati giudicati successivamente all'entrata in vigore del decreto legge 341.

Pertanto, con il suo effetto retroattivo, la norma ha determinato la condanna all'ergastolo di imputati ai quali era applicabile il precedente testo dell'articolo 442, comma 2, codice procedura penale e che in base a questo avrebbero dovuto essere condannati alla pena di trenta anni di reclusione e non all'ergastolo.

Il decreto legge n. 341 del 24 novembre 2000 ha stabilito, che nell'articolo 442, comma 2, del codice di procedura penale, l'espressione pena dell'ergastolo è riferita all'ergastolo senza isolamento diurno e che alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno, nei casi di concorso di reati e di reato continuato, è sostituita quella dell'ergastolo.

In seguito a quest'ultima modifica normativa, il giudizio abbreviato consente al condannato di beneficiare della sostituzione della pena dell'ergastolo senza isolamento diurno con quella di trenta anni di reclusione e della sostituzione della pena dell'ergastolo con isolamento diurno con quella dell'ergastolo semplice.

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