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Quando il finanziamento della banca è usurario

del 18/07/2013
di: La Redazione
Quando il finanziamento della banca è usurario
Sono trascorsi oramai 17 anni dalla promulgazione della legge 108/1996 (c.d. «legge antiusura») e la norma necessita decisamente di un urgente intervento chiarificatore da parte del legislatore; nelle more tocca alla Magistratura trovare nell'immediato concrete risposte. In questo solco si collocano alcune recenti pronunce della S.C. (sentenze nn. 350/13, 602/13 e 603/13) e una puntuale presa di posizione della Banca d'Italia del 3 luglio u.s. La Cassazione ritiene che anche i tassi di mora debbano rispettare le soglie di usura in quanto la legge (art. 644 c.p.) fa riferimento indistintamente ad ogni remunerazione –connessa al credito- di cui beneficia la banca, nessuna esclusa. Ne deriva che un primo possibile «check» potrebbe realizzarsi verificando se il «tasso di mora» indicato dalla banca nel contratto iniziale di finanziamento (ma lo stesso dicasi per i leasing, crediti revolving ecc.), maggiorato delle altre remunerazioni connesse al credito, risulti effettivamente inferiore al tasso soglia vigente all'epoca della stipula . Il «Teg» (Tasso effettivo globale) è l'indicatore che fotografa la reale remunerazione del finanziamento, sensibile all'incidenza di spese, commissioni, oneri e, in alcuni casi, premi assicurativi obbligatori o anche competenze occulte come l'effetto anatocistico potenzialmente ravvisabile in taluni sistemi di calcolo delle rate. Esempio: tasso «corrispettivo» del mutuo = 3%, tasso «di mora» = 5%; tasso soglia 5,1%. Il tasso di mora «secco» risulta inferiore alla soglia di usura, ma operando un più raffinato controllo matematico-finanziario sensibile alle altre «remunerazioni» potrebbe accertarsi un Teg del 5,2%, dunque superiore alla soglia di usura del 5,1%. In questo caso, stando ai recenti orientamenti della Cassazione si ravviserebbe l'usura; da ciò ne potrebbe derivare, nello scenario interpretativo più favorevole al cliente: ai sensi dell'art. 1815, comma 2, c.c. la banca avrebbe diritto a vedersi restituire solo ed esclusivamente il capitale iniziale erogato, ma nulla a titolo di interessi ed altre competenze. Detto finanziamento diverrebbe, in altri termini, del tutto gratuito! Tutti i pagamenti effettuati (canoni/rate) andrebbero direttamente a deconto del capitale, con opportuna rideterminazione della residua creditoria della banca; una consulenza tecnica (meglio se sottoscritta da un perito iscritto all'Ordine professionale) dimostrerebbe che il credito vantato dalla banca non è certo, liquido ed esigibile. Ciò porterebbe enormi vantaggi al difensore supportandolo nell'eventuale opposizione a decreto ingiuntivo, al precetto, ovvero anche a sostegno di azioni finalizzate ad ottenere la sospensione dell'esecuzione forzata (nei leasing, a ostacolare l'azione di spossessamento beni). Al contrario, la Banca d'Italia nelle proprie Istruzioni di Vigilanza destinate agli intermediari bancari per la rilevazione dei tassi medi ha indicato che ai fini dell'usura sono esclusi «gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente previsti per il caso di inadempimento di un obbligo». Per ribadire tale posizione il 3 luglio u.s. la B.I. ha emanato una comunicazione dal titolo: «Chiarimenti in materia di applicazione della legge antiusura» (disponibile all'indirizzo: http://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/030713_antiusura.pdf)

Dopo aver precisato che «la verifica dell'usurarietà dei tassi applicati a singoli contratti e le conseguenti valutazioni, sotto l'aspetto civile e penale, sono rimesse all'Autorità giudiziaria», in questo documento la B.I.:

a) ribadisce le motivazioni di opportunità statistica che giustificano l'esclusione, in sede di rilevazione del tassi ordinari medi di mercato, dei tassi «anomali» di mora; l'atipica onerosità dei tassi di mora appesantirebbe ingiustamente i Teg medi (alla base dei «tassi soglia»), con l'effetto di elevare le soglie stesse di usura, in danno della clientela;

b) osserva che, d'altro canto, non v'è pregio nel confronto tra indicatori non omogenei: da un lato il Teg del finanziamento calcolato inserendo la componente della «mora», dall'altro il tasso soglia costruito con l'esclusione della «mora»;

c) precisa che il «tasso di mora» non è sottratto alla legge n. 108/1996 in quanto la soglia specifica si otterrebbe maggiorando i Teg medi rilevati trimestralmente (basati sui normali tassi «corrispettivi») con uno spread di +2,1 punti percentuali; il saggio così ottenuto costituirebbe quindi il Teg medio della separata classe degli «interessi di mora».

È evidente come una siffatta interpretazione normativa determinerebbe, nell'esempio su ipotizzato, l'esclusione dell'usura, in quanto la soglia risulterebbe elevata ad oltre l'8%.

La delicatissima materia impone riflessioni tempestive e ponderate: l'invito è rivolto non solo ai Colleghi specializzati in materia finanziaria ma anche e soprattutto a tutti quelli che, assistendo quotidianamente privati ed aziende, sono «in prima linea» i primi referenti di chi si trova a sperimentare tensioni con il ceto bancario.

Daniele Anzelmo - presidente Commissione nazionale di Studio Ctu Ungdcec

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