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Ko a fatture false e contabilità irregolare

del 18/07/2013
di: di Debora Alberici
Ko a fatture false e contabilità irregolare
Le fatture false e quindi la contabilità irregolare possono essere provate dall'amministrazione finanziaria anche mediante lo scostamento dagli studi di settore del reddito d'impresa. Incombe poi sul contribuente fornire la prova contraria e la buona fede nella trattativa con la cartiera.

Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza n. 17428 del 17 luglio 2013, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

Il caso riguarda una macelleria che, secondo l'ufficio delle imposte, aveva acquistato la merce da una cartiera. Per questo le fatture erano state considerate soggettivamente false e la contabilità inattendibile. Quindi era stato disposto un recupero a tassazione nonché la responsabilità per dichiarazione infedele.

La contribuente aveva impugnato l'atto impositivo di fronte a ctp di Napoli, ottenendo un annullamento. La ctr aveva confermato la decisione di primo grado sostenendo che il mero scostamento dagli studi non era una presunzione abbastanza grave per legittimare l'accertamento fiscale.

La sezione tributaria, accogliendo il ricorso dell'amministrazione finanziaria, ha ribaltato il verdetto e ha chiarito che in tema d'accertamento delle imposte gli accertamenti del reddito di impresa alle persone fisiche, di cui all'art. 39, primo coma lett. d) del dpr 26.10.1972 n. 633 possono essere fondati anche sull'esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dagli studi di settore elaborati ai sensi dell'art. 62-bis dello stesso dl n. 331 del 1993. Ma non solo: La legittimità dell'utilizzo degli studi di settore sulla produttività media da parte dell'amministrazione per la ricostruzione del reddito e il loro valore di idonea presunzione comporta l'inversione dell'onere della prova sul contribuente il quale potrà contestare specificamente il dato ed eventualmente offrire la prova contraria.

La sentenza contiene inoltre un interessante chiarimento sul valore della fatture. Per i giudici con l'Ermellino, infatti, il documento contabile è idoneo a rappresentate operazioni rilevanti ai fini fiscali, ma, in presenza di elementi seriamente inducenti a ritenere l'insussistenza di corrispondente prestazione commerciale, perde detta idoneità, così determinandosi il passaggio sul contribuente dell'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni rappresentate.

Ora la causa tornerà alla commissione tributaria regionale della Campania che dovrà riesaminare il caso tenendo conto dello scostamento del reddito dichiarato dagli studi di settore. Di diverso avviso la procura generale del Palazzaccio che aveva invece chiesto di respingere il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

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