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Derivati, lo spread non è costo occulto

del 17/07/2013
di: Francesco Cerisano
Derivati, lo spread non è costo occulto
Lo spread che la banca applica a un contratto derivato non può considerarsi come costo occulto. «E il fatto che i contratti abbiano dato origine a un valore negativo nel momento in cui sono stati eseguiti non significa che questi generino costi occulti per la regione Piemonte o profitti segreti per le banche». Il lungo braccio di ferro tra la regione guidata da Roberto Cota e gli istituti di credito (Dexia Crediop e Intesa San Paolo) è approdato all'Alta Corte di giustizia di Londra. E l'esito non è stato favorevole per l'amministrazione che nel 2006 aveva costruito una serie di derivati su un prestito obbligazionario da 1,85 miliardi. La regione dovrà pagare alle banche 36 milioni di euro (circa 16 a Dexia e 20 a Intesa, nel frattempo saliti rispettivamente a quota 27,5 e 31 milioni per effetto dell'accumulo dei mancati pagamenti) che rappresentano le rate di ammortamento scadute e non più pagate da quando (2012) la regione aveva deciso di intraprendere la via dell'annullamento in autotutela dei contratti. Salvo poi scontrarsi con il Tar Piemonte che con sentenza del 21 dicembre 2012 (si veda ItaliaOggi del 22/12/2012) ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione rimandando tutto alla decisione della Corte inglese. Oltre alle rate scadute l'ente dovrà versare alle banche gli interessi per mancati pagamenti e rimborsare le spese di giudizio che si aggirano intorno al milione di euro. Tutti costi generati dal tentativo di liberarsi dei contratti derivati ma di cui la regione potrebbe essere chiamata a rispondere dinanzi alla Corte dei conti. Nella sentenza emessa ieri il giudice Justice Eder ha bacchettato la condotta dell'ente che, chiamato in causa dalle banche per i mancati versamenti delle rate, pretendeva di sottrarsi dal giudizio esecutivo secondo la legge inglese. (c.d. default judgement) volto all'accertamento del titolo e del mancato pagamento. Il Piemonte aveva scelto questa linea difensiva sulla base di un report di un legale italiano (Tommaso Iaquinta) secondo cui i derivati sottoscritti dalla regione con le banche avrebbero generato costi occulti e profitti segreti per gli istituti di credito. Una tesi respinta dal giudice inglese in quanto «priva di fondamento». Stessa cosa per l'asserzione avanzata dagli avvocati della regione secondo cui le due banche coinvolte sarebbero state legate alla regione da un rapporto di carattere fiduciario in base al quale avrebbero dovuto tenere informato l'ente dei «profitti segreti» che avrebbero realizzato. «Non c'è prova che le banche abbiano ricoperto il ruolo di fiduciarie in relazione ai contratti», ha osservato Eder respingendo la richiesta della regione di mettere da parte il giudizio esecutivo. Ma il Piemonte non si rassegna e si appella al fatto che si tratta di una sentenza non ancora definitiva (anche se difficilmente l'esito potrà essere diverso visto il giudice Eder ha chiesto agli avvocati delle parti di trovare un accordo che rifletta la decisione di ieri ndr). «Al momento il Piemonte non deve pagare alcunché», ha commentato l'assessore al bilancio Gilberto Pichetto Fratin. Soddisfazione per la pronuncia della corte londinese è stata espressa dall'ad di Dexia Italia, Jean Le Naour, secondo cui «si dimostra la piena correttezza dell'operazione realizzata».

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