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È concorso usare il clan per vincere un appalto

del 16/07/2013
di: Debora Alberici
È concorso usare il clan per vincere un appalto
Risponde di concorso esterno in associazione mafiosa l'imprenditore che usa il clan per aggiudicarsi un appalto pubblico. La collusione con la criminalità organizzata va ravvisata nei reciproci vantaggi. È quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 30346 del 15 luglio 2013. In particolare la sesta sezione penale ha confermato la condanna pronunciata dalla Corte d'Appello di Palermo a carico di un imprenditore che si era aggiudicato un appalto grazie alla mediazione della mafia. A inchiodarlo alle sue responsabilità, come ricostruito dalla sentenza della Corte territoriale siciliana, una serie di dichiarazioni incrociate provenienti dai collaboratori di giustizia. Non solo. Dalle intercettazioni era emerso un consapevole rapporto di collaborazione fra l'imputato e la cosca attraverso un'attività di illecita interferenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici, con vantaggio reciproco costituito, per l'imputato, dal conseguimento di commesse, e per il clan dal rafforzamento della propria capacità di influenza nello specifico settore imprenditoriale, con possibilità, fra l'altro, di indirizzare le risorse al proprio interno, e dunque di accrescere le risorse economiche. Quindi i giudici di merito hanno correttamente qualificato la condotta posta in essere dall'imputato inserendola nella categoria delle attività di collusione dell'imprenditore entrato in un rapporto sinallagmatico di cointeressenza con la cosca mafiosa, tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti e tale da consentire, in particolare, al primo di imporsi sul territorio in posizione dominante grazie all'ausilio del sodalizio, il cui apparato intimidatorio si è reso disponibile a sostenerne l'espansione degli affari, in cambio della sua disponibilità a fornire risorse, servizi o comunque utilità al sodalizio medesimo. In altri termini sussiste la condotta di concorso esterno, e non di partecipazione all'associazione mafiosa, poiché il soggetto - privo dell'affectio societatis e non essendo inserito nella struttura organizzativa dell'ente - si è limitato ad agire dall'esterno con la consapevolezza e la volontà di fornire un contributo causale alla conservazione o al rafforzamento dell'associazione.

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