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I lavori di pubblica utilità anche fuori dalla provincia

del 06/07/2013
di: Antonio Ciccia
I lavori di pubblica utilità anche fuori dalla provincia
Lavoro di pubblica utilità anche fuori provincia. Il condannato a questa speciale sanzione (prevista per esempio per i reati di competenza del giudice di pace) non sarà costretto a svolgere il lavoro presso un ente che ha sede nella provincia di residenza. È quanto ha previsto la sentenza della Corte costituzionale n. 179, depositata ieri 5 luglio 2013, che da al giudice il potere di modulare la sanzione, accogliendo la richiesta di un lavoro fuori provincia. La questione ha riguardato l'articolo 54 delle disposizioni sui processi penali di competenza dei giudici di pace (d.lgs 274/2000). Il problema è la parte della norma che impone lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità (che è una delle sanzioni espressamente previste) nella provincia di residenza del condannato. In sostanza si è discusso se sia in linea o meno con la Costituzione che la pena del lavoro di pubblica utilità possa svolgersi solo nella provincia di residenza del condannato. È vero che le norme consentirebbero già ora al giudice di disporre di una certa flessibilità nello stabilire le modalità di svolgimento della pena del lavoro di pubblica utilità: l'esecuzione in concreto deve, infatti, essere adeguata rispetto alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. La flessibilità non riguarda, però, il vincolo territoriale (limitazione alla provincia): ciò, si legge nella sentenza, è palesemente irragionevole. Forse il legislatore voleva evitare al condannato eccessivi spostamenti territoriali rispetto al luogo della sua dimora abituale: ma questo, dice la Consulta, non vale a giustificare la limitazione territoriale. Tra l'altro il condannato è chiamato ad esprimere il proprio consenso e quindi deve valutare se va bene una sede al di fuori della provincia di residenza. Inoltre l'attività lavorativa deve essere svolta con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. E allora può essere che in singoli casi sia proprio il vincolo territoriale a pregiudicare le esigenze di vita del condannato. Più ragionevole, conclude la sentenza, è una previsione che consenta al giudice a richiesta d'individuare la sede in cui il lavoro di pubblica utilità va svolto, superando l'automatismo della residenza.

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