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Cedolare secca, deducibilità ko

del 05/07/2013
di: di Valerio Stroppa
Cedolare secca, deducibilità ko
La cedolare secca fa saltare la deducibilità dei contributi ai consorzi obbligatori. L'Imu no: se l'immobile non è affittato, le somme sono scomputabili dal reddito complessivo del contribuente. A chiarirlo è l'Agenzia delle entrate, che con la risoluzione n. 44/E di ieri ha fornito ulteriori precisazioni sui rapporti tra disciplina Imu e Tuir, già affrontati in dettaglio con la circolare n. 5/E del 2013. Poiché dal 2012 per gli immobili non locati l'Imu sostituisce la tassazione diretta, si poneva il dubbio se la deducibilità dei contributi versati ai consorzi fosse comunque assicurata. L'articolo 10, comma 1, lettera a) del Tuir stabilisce infatti che ai fini Irpef si deducono i «contributi ai consorzi obbligatori per legge o in dipendenza di provvedimenti della p.a.». In virtù dell'effetto sostitutivo disposto dall'articolo 8 del dlgs n. 23/2011, tuttavia, gli immobili tenuti a disposizione sono soggetti alla sola Imu, senza scontare Irpef e addizionali. Però, precisano le Entrate, «la non concorrenza al reddito complessivo non deriva direttamente da norme “interne” all'Irpef, ma da una norma “esterna” che ha decorrenza dal 2012». Infatti, dal punto di vista sostanziale, l'immobile resta comunque produttivo di reddito fondiario, solo che questo non viene considerato nella determinazione della base imponibile. L'Imu si calcola partendo dalla rendita catastale, che di regola non tiene conto dei contributi obbligatori ai consorzi. Né la stessa imposta municipale è deducibile dall'Irpef (quindi non c'è neanche un recupero «indiretto» dei contributi). Pertanto, l'Agenzia ritiene che la deducibilità dei contributi obbligatori è ammessa per tutti quegli immobili che, in assenza dell'Imu, avrebbero concorso al reddito complessivo. Situazione diversa per l'immobile locato in regime di cedolare secca. Anche in questo caso il canone percepito dal locatore è escluso da Irpef, ma ciò è causato esclusivamente da «un regime di tassazione non obbligatorio, bensì meramente opzionale». Di conseguenza, conclude la risoluzione, l'opzione per la cedolare preclude la fruizione della deduzione dei contributi. La scelta del contribuente deriva infatti da specifici calcoli di convenienza tra i due regimi (in quello ordinario la deduzione è consentita).
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