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No a compensazioni causa opportunità

del 04/07/2013
di: di Sergio Trovato
No a compensazioni causa opportunità
Il giudice tributario non può compensare le spese processuali per motivi di opportunità. È invece tenuto a indicate nella motivazione della pronuncia le gravi e eccezionali ragioni, legate a specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa, che giustificano la compensazione. Lo ha chiarito la Cassazione, con l'ordinanza n. 12182 del 17/5/2013. Per i giudici di legittimità le spese giudiziali non possono essere compensate per ragioni di «opportunità». Occorre invece che le «gravi ed eccezionali ragioni» richieste dalla legge, «da indicarsi esplicitamente nella motivazione», trovino «riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa». In effetti, con la riforma del processo civile (legge 69/2009) è stato imposto al giudice di porre a carico della parte soccombente l'onere di pagare le spese processuali, salvo casi eccezionali che devono essere motivati. La regola è stata introdotta anche per deflazionare il contenzioso. Secondo la Ctr Catanzaro (sent. 495/2009), la condanna alle spese di giudizio costituisce l'ipotesi ordinaria, legata al fatto stesso della soccombenza, a maggior ragione dopo la modifica dell'art. 92 cpp che ammette la compensazione delle spese solo per ragioni o eventi eccezionali. Ma che esigono un'adeguata motivazione. Anche per la Ctr Roma (sent. 488/2012) commette una violazione di legge il giudice che compensa le spese giudiziali senza motivare le ragioni poste a base della decisione. E qualora venga adottato un provvedimento di autotutela in corso di causa da parte dell'amministrazione pubblica, devono essere addebitati i costi sostenuti dal contribuente per difendersi in sede processuale. L'errore dell'amministrazione pubblica non può ricadere sul contribuente. Il giudice tributario non può compensare le spese con un generico e insignificante riferimento a giusti motivi. Pertanto, nonostante non via sia alcun automatismo che comporti la condanna dell'amministrazione, anche l'adozione del provvedimento di autotutela nelle more del processo non è privo di conseguenze. Sempre la Ctr Roma, sez. XXIX, con sentenza 43/2011, ha stabilito che il fisco deve essere condannato a pagare le spese processuali anche nei casi in cui gli atti di accertamento vengano annullati in seguito all'attività di riesame. Del resto, la Cassazione (sent. 14563/2008) ha sostenuto che qualora l'azione giudiziaria intrapresa dal contribuente risulti totalmente fondata, la sua difesa sarebbe compromessa se fosse comunque tenuto a pagare le spese di giustizia (legali e fiscali).

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