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Creditori chirografari, serve una soglia minima

del 29/06/2013
di: Valerio Stroppa
Creditori chirografari, serve una soglia minima
Garantire una soglia minima (tra il 20 e 30%) di soddisfacimento dei creditori chirografari per poter accedere al concordato preventivo. Questa una delle novità che potrebbero trovare spazio in sede di conversione del dl 69/2013. È quanto emerso nel corso del convegno «Crisi d'impresa e procedure d'alerte: sistemi giuridici a confronto» organizzato dall'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano. Il decreto Fare, infatti, reca alcune norme volte a restringere il perimetro di applicazione del concordato in bianco, introdotto dal dl 83/2012, al fine di limitare gli utilizzi dilatori registrati in questi mesi. A fronte delle richieste delle imprese, il governo non si è tirato indietro. «Il fatto che l'esecutivo sia intervenuto a così breve distanza dalla nascita dell'istituto per correggere le storture segnalate dagli operatori è significativo», ha spiegato Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla giustizia, «e credo che ci siano i margini per apportare ulteriori miglioramenti in parlamento». Roberto Fontana, giudice delegato della sezione fallimentare del tribunale meneghino, ha evidenziato con alcune statistiche i limiti dell'attuale concordato. «A cinque anni di distanza dall'omologazione in media il 38% dei creditori non ha incassato un solo euro», ha spiegato il magistrato, «se si include anche chi ha ricevuto fino un decimo del credito, il dato sale al 60%, serve quindi un sistema di emersione tempestiva della crisi d'impresa». Da qui il riferimento alla procedura di allerta vigente in Francia, già oggetto di un apposito tavolo ministeriale. «L'obiettivo degli istituti concorsuali è quello di pagare il più possibile i creditori e di garantire la sopravvivenza dell'azienda», ha affermato il viceministro dell'economia, Luigi Casero, «i dati ci dicono che questi due obiettivi oggi non sono realizzati, ragion per cui è necessario intervenire». Secondo Alessandro Solidoro, presidente dell'Odcec milanese, le responsabilità dell'insuccesso dei concordati ricadono sui diversi attori, dal legislatore, che ha consentito di incrementare a dismisura i crediti protetti a danno dei fornitori, alle imprese che talvolta non colgono tempestivamente i segni dell'insolvenza, alla magistratura chiamata a sviluppare una ancora maggiore cultura aziendalista, fino ai professionisti, che devono presentare proposte realizzabili».

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