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Pericolosità non elevata? si uscirà dal carcere

del 27/06/2013
di: La Redazione
Pericolosità non elevata? si uscirà dal carcere
Fuori dalle carceri i soggetti di non elevata pericolosità. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri un decreto legge contenente disposizioni tese a fornire una prima risposta al problema del sovraffollamento penitenziario. L'intervento, spiega una nota di palazzo Chigi, si muove nell'ottica di favorire l'adozione di meccanismi di decarcerizzazione (alcuni dei quali peraltro già in vigore prima della legge n. 251 del 2005, c.d. legge ex Cirielli) unicamente in relazione a soggetti di non elevata pericolosità, ferma restando, al contrario, la necessità dell'ingresso in carcere dei condannati a pena definitiva che abbiano commesso reati di particolare allarme sociale.

Le misure svuotacarceri

Sul versante della deflazione carceraria la proposta si articola intanto sulla previsione di misure dirette ad incidere strutturalmente sui flussi carcerari, agendo in una duplice direzione: quella degli ingressi in carcere e quella delle uscite dalla detenzione. Con una modifica dell'art. 656 cpp si intende riservare l'immediata incarcerazione ai soli condannati in via definitiva nei cui confronti vi sia una particolare necessità del ricorso alla più grave forma detentiva. Tra questi, oltre ai condannati per reati contemplati dall'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, sono stati inseriti i delitto di maltrattamenti in famiglia commesso in presenza di minori di quattordici anni. Nei confronti degli altri condannati si è intervenuti sulla cosiddetta «liberazione anticipata», istituto che premia con una riduzione di pena, pari a 45 giorni per ciascun semestre, il detenuto che tiene una condotta regolare in carcere e partecipa fattivamente al trattamento rieducativo (art. 54 ord. pen). Sarà il pubblico ministero, prima di emettere l'ordine di carcerazione, a verificare se vi siano le condizioni per concedere la liberazione anticipata e investa, in caso di valutazione positiva, il giudice competente della relativa decisione. Inoltre, per le donne madri ed i soggetti portatori di gravi patologie viene ora data l'opportunità di accedere alla detenzione domiciliare nei casi in cui debba essere espiata una pena non superiore ai quattro anni.

Viene, poi, ampliata la possibilità per il giudice di ricorrere, al momento della condanna, ad una soluzione alternativa al carcere, costituita dal lavoro di pubblica utilità. Tale misura, prevista per i soggetti dipendenti dall'alcol o dagli stupefacenti, potrà essere disposta per tutti reati commessi da tale categoria di soggetti, salvo che si tratti delle violazioni più gravi della legge penale previste dall'art.407, comma 2, lett. a), del codice di procedura penale.

Prevista ancora l'estensione degli spazi di applicabilità di alcune misure alternative per determinate categorie di soggetti, che in passato erano invece esclusi, come i recidivi per piccoli reati. Si estende la possibilità di accesso ai permessi premio per i soggetti recidivi mentre l'istituto del lavoro all'esterno si estende anche al lavoro di pubblica utilità (v. comma 4-ter del citato art. 21).

Altri provvedimenti

Tra le altre novità del cdm di ieri, il via libera a un decreto presidenziale recante disposizioni per il riordino delle scuole militari e degli istituti militari di formazione e a uno schema di dlgs recante disposizioni integrative e correttive riguardanti il controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi.

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