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Crisi e degrado economico, non c'è più tempo

del 21/06/2013
di: di Maurizio Buonocore presidente Ancl Su – Unione provinciale di Napoli
Crisi e degrado economico, non c'è più tempo
I Consulenti del lavoro sono per antonomasia la categoria di professionisti che vivono gomito a gomito con gli imprenditori e ne vivono oltre che le ambasce, anche l'andamento occupazionale che è strettamente correlato a quello economico produttivo. Per tali motivazioni siamo coscienti della gravità della situazione economica nel nostro paese in generale e dei nostri territori in particolare. La chiusura giornaliera di tante attività imprenditoriali, non fa altro che misurare il grado di degrado economico raggiunto, in un territorio caratterizzato da una forte presenza malavitosa, che ormai rappresenta l'unico soggetto imprenditore, ancora attivo in tema di investimenti, per il resto la realtà imprenditoriale è devastata. Si è pervenuto a tutto questo, anche per la mancata programmazione nel tempo di linee di sviluppo regionale, basate sulle vere risorse della ex campania felix, turismo e agricoltura. Il sistema della microimprese sta ancora reggendo, perché poggia su una capacità residuale di spesa delle categorie dei pensionati, che svolgono una funzione indiretta di ammortizzatore sociale per le famiglie in difficoltà, e per la capacità di spesa dei dipendenti pubblici, non ancora intaccata da provvedimenti di riduzione di stipendi o mancata erogazione degli stessi. Se la situazione dovesse peggiorare, anche per tali categorie con la frenata della capacità di spesa, si aprirebbe uno scenario di difficile gestione. I Consulenti del lavoro quindi sono convinti che parlare da soli del lavoro, non risolve la situazione, perché la produzione di ricchezza parte dalle condizioni economiche nelle quali operano le aziende, se le aziende saranno messe in grado di produrre attraverso la ripresa della domanda, si attiverà il volano dell'occupazione, con il volano dell'occupazione, si riattiveranno i consumi e così di seguito. Fare impresa oggi è cosa ardua, partendo dalle difficoltà burocratiche per aprire un'attività, per proseguire con le possibilità di accesso al credito spesso negate, e con richieste di garanzie, molto superiori al finanziamento richiesto, per concludere con una fiscalità opprimente ed aggressiva nelle sue pretese, con azioni di recupero che rasentano l'usura di stato. Occorrono dunque scelte coraggiose, di opere infrastrutturali che mettano in moto il volano produttivo, con la messa in sicurezza di tutto il territorio, che è idrogeologicamente instabile, abbandonando la cultura dell'emergenza perenne e programmando gli interventi con l'utilizzo delle aziende presenti sul territorio oggetto dell'intervento. Per agire sulla leva del lavoro il Governo dovrebbe varare un provvedimento entro le 72 ore, con decretazione d'urgenza, che riduce subito ed almeno per 18 mesi, il costo del lavoro, esentando dai contributi le mensilità oltre la 12ª e fermando il prelievo fiscale sui lavoratori dipendenti su 12 mensilità, ristornando così il cittadino lavoratore dipendente, dell'inefficienza della p.a. che non riesce a combattere efficacemente la vera evasione fiscale, di chi non è soggetto noto all'anagrafe tributaria. Un cittadino dipendente quando ha contribuito per 12 mesi all'anno al fabbisogno dello stato, non ricavandone adeguati servizi, deve essere risarcito, per tale inefficienza, con l'esenzione fiscale, delle mensilità che riesce a guadagnare in più. Immaginate solo per un attimo se sulla 13ª e 14ª non fosse effettuato il prelievo fiscale, la famiglia disporrebbe mediamente di 800/900 in più all'anno con le quali potrebbe soddisfare consumi, in momenti tipici dell'anno in prossimità delle feste natalizie e prima delle vacanze estive e a costo zero per le imprese, che avrebbero dipendenti più motivati al lavoro. Gli sprechi della pubblica amministrazione vanno combattuti per recuperare efficienza, anche attraverso il Cnipa, sorto apposta per questo, la standardizzazione delle procedure informatiche della p.a., in modo che con un unico adempimento, l'azienda è nota a tutti i soggetti interessati alla vita della stessa, basta guardare alla complessità della procedura comunica, che di fatto non serve allo scopo.

Altro contributo alla decongestione della giustizia, potrebbe pervenire dal lasciare libertà negoziale alle parti che sottoscrivono il contratto di lavoro di prevedere prima dell'instaurazione del rapporto, delle clausole onerose per il datore di lavoro, in caso di cessazione del contratto di lavoro per motivi economici, senza spaventare gli eventuali investitori esteri, con i tempi dilatati della giustizia in caso di controversie, poiché anche per questo escludono l'Italia dai loro investimenti.

Oggi che la crisi finanziaria incombe, con queste semplificazioni, potremmo attrarre capitali esteri, per mantenere aperte le nostre aziende, che hanno ancora molto da dire in tema di creatività ed innovazione tecnologica. Le soluzioni languono e non ci piace affatto che il tema del lavoro stenti ancora a trovare risposte normative, da parte del Governo, che però sta clamorosamente ammettendo come la riforma del lavoro Fornero, abbia prodotto delle evidenti diseguaglianze sociali, tagliando con un colpo di forbice le aspettative di quanti vedevano avvicinarsi il diritto alla pensione. Sicuramente uno Stato che vuole rispetto deve essere il primo a rispettare le regole che si è dato, ne va della credibilità del paese.

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