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Società tra avvocati, il socio italiano non è obbligatorio

del 20/06/2013
di: Valerio Stroppa
Società tra avvocati, il socio italiano non è obbligatorio
Stop all'obbligo di avere almeno un socio italiano nelle società tra avvocati. Due o più legali di altri stati Ue che desiderino stabilirsi in Italia utilizzando il proprio titolo professionale di origine potranno quindi costituire una società in maniera autonoma, senza doversi «appoggiare» a nessuno. È quanto prevede un emendamento al disegno di legge europea 2013, attualmente all'esame della commissione politiche Ue del senato.

La proposta di modifica arriva da uno dei relatori al provvedimento, Roberto Cociancich (Pd) e Lucio Tarquinio (Pdl), e mira a risolvere una situazione di contrasto tra il diritto nazionale e quello comunitario. L'articolo 35, comma 1 del dlgs n. 96/2001 stabilisce, infatti, che gli avvocati stabiliti, provenienti da altri paesi Ue, possono essere soci di una società tra avvocati solo quando almeno uno degli altri soci sia in possesso del titolo italiano. Una disposizione che la commissione Ue ha ritenuto discriminatoria, in quanto contraria ai principi recati dalla direttiva 98/5/Ce. E dopo la chiusura negativa del caso Eu Pilot 1753/11/Mark, per l'Italia si aprirebbero sicuramente le porte di una procedura di infrazione. Da qui l'esigenza della modifica normativa. Il riferimento al socio nazionale cade anche per quanto riguarda l'obbligo per il soggetto stabilito di esercitare l'attività giudiziale «di intesa» con il partner italiano. Vincolo, questo, attualmente previsto per tre anni per tutti i legali comunitari «stabiliti» prima di poter diventare avvocati «integrati». Ma i rilievi di Bruxelles portano anche a un'altra necessità di modifica sollevata dai relatori. Viene semplificato il regime autorizzatorio per le attività occasionali e transfrontaliere di investigazione privata da parte di soggetti Ue. Sarà sufficiente una comunicazione preventiva al Dipartimento della pubblica sicurezza del Viminale. Previsto il silenzio-assenso del ministero, che può emettere un diniego entro dieci giorni dalla richiesta. Infine, dalle nuove disposizioni in materia di monitoraggio fiscale previste dal ddl Europea 2013 vengono esclusi gli «altri soggetti esercenti attività finanziaria»: si tratta sostanzialmente di promotori finanziari, broker assicurativi, mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria, tutti iscritti nei rispettivi albi o elenchi. Ciò in quanto tali soggetti «solitamente sono di piccole dimensioni», spiega la relazione, «e non sono organizzati nell'adempimento degli obblighi di registrazione con strumenti informatici e pertanto la trasmissione dei dati potrebbe diventare per questi troppo onerosa». Il ddl stabilisce l'obbligo per gli intermediari finanziari che intervengono nella movimentazione di denaro da o verso l'estero di inviare all'Agenzia delle entrate i dati relativi alle transazioni (limitatamente a quelle effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e società semplici). Onere che resta invece confermato per tutti gli altri intermediari, già destinatari delle disposizioni antiriciclaggio dettate dal dlgs n. 231/2007.

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