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Eredità, il notaio fa da arbitro per agevolare

del 19/06/2013
di: di Antonio Ciccia
Eredità, il notaio fa da arbitro per agevolare
Accordarsi conviene: per la divisione dell'appartamento ereditato o per risolvere le liti tra eredi o tra condomini. Si fa più in fretta e si spende meno.

Lo scarico della giustizia ordinaria (lenta e farraginosa) passa attraverso forme concordate di soluzione dei conflitti. In quest'ottica il decreto Fare assegna ai notai la divisioni di beni ed eredità: quando i comproprietari sono consenzienti a presentare un ricorso tutti insieme, alleggerisce le incombenze dei magistrati nelle procedure di frazionamento e le affida agli studi notarili. Altra applicazione della conciliazione è il riproposto regime delle spese di lite in giudizio per chi non chiude una media-conciliazione con un accordo davanti agli organismi di conciliazione e si ostina senza ragione a ricorrere al giudice: anche se vince, paga le spese a chi perde. Ma passiamo a esaminare i due aspetti.

DIVISIONI

DAL NOTAIO

Potrà semplificarsi e di molto lo scioglimento della comunione ereditaria o volontaria. Al notaio il compito di individuare i comproprietari, gli opponenti, i creditori iscritti, di determinare le quote, predisporre i lotti, di procedere al frazionamento catastale e alla trascrizione del titolo.

In caso di accordo a presentare il ricorso congiunto, i comproprietari potranno, dunque, chiedere al tribunale la nomina di un notaio. In caso di creditori che hanno notificato o trascritto l'opposizione alla divisione il ricorso congiunto deve essere sottoscritto anche da questi ultimi. Quindi non ci deve essere conflitto sulla titolarità delle quote di diritto sul bene, rimanendo da compiere le operazioni di divisione.

Le novità prevedono la trascrivibilità del ricorso congiunto. Il tribunale potrà anche nominare un esperto stimatore. Se, però, emerge che il ricorso non è stato proposto da tutti i comproprietari e da tutti gli interessati, il giudice dichiarerà l'improcedibilità della domanda Il giudice, infatti, non può chiamare in causa chi è rimasto al di fuori del procedimento.

Se invece sono presenti tutti, il notaio deve valutare se il bene comune è agevolmente divisibile o meno. In caso positivo, predispone il progetto di divisione formando i relativi lotti. Ciascun interessato potrà proporre opposizione, contestando il progetto di divisione. A questo punto il giudice procede secondo le forme del procedimento sommario di cognizione. Se non sono proposte opposizioni, il giudice dichiarerà esecutivo il progetto di divisione e demanderà al notaio il compimento delle operazioni successive (frazionamento, registrazione, trascrizione). Se, invece, il bene non è comodamente divisibile, si procede alla vendita, come nelle esecuzioni forzate, e poi si passa alla distribuzione del ricavato.

BASTONATO

CHI NON CONCILIA

La Corte costituzionale ha fatto fuori (ma solo per eccesso di delega, senza bocciatura nel merito) la mediazione obbligatoria (articolo 5 del dlgs 28/2010); con tutti i suoi corollari, come la condanna alle spese per chi non ha conciliato, se ha rifiutato una proposta del mediatore.

Il decreto Fare ripropone la mediazione obbligatoria e ripropone anche il regime sanzionatorio delle spese. Attenzione, dunque, a rifiutare la proposta di accordo del conciliatore: quando il provvedimento che definisce il giudizio (successivo al fallimento della conciliazione) corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice escluderà il rimborso delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta. Quindi, chi vince si pagherà le spese del proprio avvocato, purché riferibili al periodo successivo alla formulazione della proposta. E non basta: chi vince dovrà rimborsare le spese legali sostenute da chi ha perso; e dovrà versare una somma anche allo stato (pari al contributo unificato dovuto in base al valore della causa). E, infine, può essere condannato a risarcire i danni per lite temeraria. Se, invece, la sentenza corrisponde solo parzialmente al contenuto della proposta, il giudice, ma solo se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può escludere il rimborso delle spese sostenute dalla parte vincitrice per la mediazione. Il giudice, in questo caso, deve spiegare esplicitamente perché ha escluso il rimborso delle spese. Niente di tutto ciò si applica nei procedimenti arbitrali.

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