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Serve una fiscalità equa per riuscire a salvarci

del 13/06/2013
di: di Angela Altavilla* * Consulente del Lavoro, collaboratrice Fismic
Serve una fiscalità equa per riuscire a salvarci
Sembra di essere all'interno dei gironi dell'Inferno di Dante, con il pericolo di essere sbranati da Cerbero da un momento all'altro e potrebbero davvero sentirsi così gli italiani da qualche anno a questa parte, ma penso che ancor più si senta così il governo Letta alle prese con le ultime manovre da attuare.

Il premier per tenere fede alle sue promesse d'insediamento sta facendo i salti mortali. Sono, infatti, molte le valutazioni economiche rivolte a risolvere i problemi dell'Italia in questo delicato momento.

Gli equilibri economici e lo spread parlano chiaramente della fragilità della nostra nazione sul piano europeo, ma Letta di sicuro non si fa sottomettere dall'ansia del salvataggio.

Negli ultimi giorni a Palazzo Chigi si è discusso di un altro tema infuocato: l'aumento dell'Iva dal 21% al 22%.

Dopo la corsa alla sospensione per l'Imu, voluta dal Pdl, uno dei punti sicuramente importanti è l'aumento dell'Iva. Si sta cercando di trovare dei fondi per non aggredire ancora di più le tasche dei consumatori. Di ben poco conto appare qualsiasi strada fin qui percorsa in merito e sembrerebbe essere quasi impossibile rimandare tale stangata, la frase ormai ben impressa nelle nostre menti è: «Non ci sono risorse adeguate per evitare il peggio». Ma nel nostro paese un aumento dell'aliquota Iva in questo momento significherebbe una preoccupante diminuzione dei consumi.

Qualcuno potrebbe anche pensare che se le aliquote del 4% e del 10% restano invariate, l'1% di aumento sull'aliquota del 21% non sarebbe così preoccupante. Ma in quanti si sono chiesti le percentuali di beni su cui queste aliquote incidono?

È sicuramente positivo che le aliquote del 4% e del 10% non subiscano un aumento, ma purtroppo la maggior parte dei beni in Italia con tali aliquote viene importata dall'estero, per esempio alcune materie prime come il grano e le olive per la molitura. La produzione interna non è superiore all'importazione da paesi membri o esteri di molte materie prime. A differenza invece dell'aliquota in discussione, i beni e servizi su cui si abbatterebbe l'aumento possono essere di maggiore impatto nazionale.

Se il rapporto annuale dell'Istat presentato pochi giorni fa a Montecitorio, fa capire che l'aumento dell'Iva intaccherebbe di più le famiglie più abbienti i cui consumi sono destinati per il 40% alle categorie di beni e servizi gravati dal 21% di imposta, è altrettanto vero che una compressione dei consumi sui questo tipo di beni e servizi, già ora troppo evidente, si accentuerebbe ancora di più e questo non farebbe altro che peggiorare la situazione attuale limitando la crescita economica del sistema paese.

Ovviamente il governo cerca di racimolare le risorse necessarie per evitare tale aumento e cerca di farlo in breve tempo. L'unico modo sarebbe tagliare spese inutili e razionalizzare quelle possibili.

La priorità adesso sarebbe rilanciare la domanda e invece ci ritroviamo a chiederci ancora come evitare l'aumento dell'Iva. Per quanto tempo ancora si andrà avanti senza fare delle scelte coraggiose nel panorama economico? La risposta viene naturalmente, ripensando alle poche alternative da percorrere in pochi anni, il rinviare di governo in governo determinate scelte e il continuo parlare di austerità non aiuterà di certo l'Italia.

La legislazione in Italia, prevede un'imposizione progressiva, che dovrebbe colpire i contribuenti in maniera equa secondo le classi sociali, invece negli ultimi tempi gli aumenti delle tassazioni sono state ben lungi da detto criterio.

L'Iva infatti non è certo un aumento basato sulla progressività, anzi si abbatte su tutti i consumatori indistintamente.

Credo sia necessario trovare le risorse di cui si necessita per non continuare a distruggere le poche aspettative dei consumatori. In questo quadro la sospensione dell'Imu serve a ben poco. Se a settembre ci rendessimo conto che andrebbe pagata, la si potrebbe considerare un'uscita di cassa familiare non grave, soprattutto per le famiglie socialmente più deboli.

Siamo vicini al 1° luglio, ma ancora non si è certi delle conseguenze di una scelta poco ragionata.

Mi aspetto per una volta dopo tanti anni una presa di posizione senza precedenti da parte del governo che si basi su ragioni poco discutibili e cambi la scena italiana donandole l'economia attesa.

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