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In famiglia il lavoro è gratuito

del 12/06/2013
di: di Daniele Cirioli
In famiglia il lavoro è gratuito
Non è «lavoro» aiutare l'azienda familiare da parte di chi è occupato a tempo pieno o è pensionato. In questi casi, pertanto, l'ispettore non può pretendere l'instaurazione di un rapporto di lavoro e né l'iscrizione dell'aiutante presso enti previdenziali perché si tratta di collaborazioni presuntivamente considerate di natura occasionale. Lo stabilisce il ministero del lavoro nella lettera circolare prot. n. 10478/2013, in cui detta istruzioni al personale ispettivo. In ogni altra ipotesi, la collaborazione è occasionale quando viene resa fino a 90 giorni ovvero 720 ore in un anno solare.

Collaborazioni familiari. Le istruzioni forniscono agli ispettori le regole di comportamento nei controlli sulle collaborazioni familiari nei casi, non sporadici, di piccole imprese (negozi, botteghe ecc.) in cui il titolare fruisce dell'aiuto di coniuge, parenti e affini. Nella maggior parte dei casi, per il ministero, si tratta di reali collaborazioni basate su un'obbligazione di natura morale; basata cioè sulla cosiddetta «affectio vel benevolentiae causa», vale a dire sul legame solidaristico e affettivo proprio del contesto familiare. Altri casi, invece, possono celare espedienti finalizzati a percepire prestazioni previdenziali. Quanto al requisito familiare, il ministero fissa il riferimento generale al vincolo di parentela e di affinità entro il terzo grado, fatta salva la specifica previsione fino al quarto grado per il settore agricolo.

La regola generale. Il ministero, prima di tutto, fissa la regola generale in base alla quale la collaborazione familiare è di tipo occasionale in due casi: pensionati e impiegati full time. Ciò significa che quando le prestazioni sono rese da familiari in pensione o da familiari occupati a tempo pieno presso altri datori di lavoro, le collaborazioni sono ritenute «presuntivamente di natura occasionale»: l'ispettore, perciò, non può pretendere la presenza di un rapporto di lavoro né l'iscrizione presso enti di previdenza. In merito ai collaboratori occupati a tempo pieno, il ministero fa riferimento a «familiare impiegato full time presso altro datore di lavoro», lasciando così intendere che l'occupazione debba essere di tipo subordinata.

Parametri di «occasionalità». Per gli altri casi il ministero dà «un parametro di natura quantitativa di tipo convenzionale da poter utilizzare in linea generale», per l'attività ispettiva. Il parametro è individuato in base alle previsioni di legge che per i settori agricoltura, artigianato e commercio disciplinano le cosiddette «prestazioni di natura occasionale rese dal familiare». Il parametro fissa in 90 giorni nel corso di un anno solare il limite massimo della collaborazione gratuita e occasionale; il parametro è frazionabile in ore, in 720 ore nel corso dell'anno solare. Ciò vuol dire che, nel caso di superamento di 90 giorni, il limite quantitativo si considera comunque rispettato anche se l'attività resa dal familiare si svolga soltanto per qualche ora al giorno nel tetto massimo delle 720 ore annue.

Un occhio sui furbi. Infine il ministero affronta il problema del disconoscimento del rapporto di lavoro a base di una collaborazione familiare. Spiega che l'istruttoria è necessaria nei casi in cui il familiare risulti inquadrato nell'ambito di un contratto di lavoro subordinato o autonomo, per esempio con iscrizione all'Inps in concomitanza di eventi che danno diritto a indennità di maternità.

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