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La ruralità a effetto retrò se non c'è il provvedimento

del 07/06/2013
di: di Sergio Trovato
La ruralità a effetto retrò se non c'è il provvedimento
Le domande presentate dai contribuenti per il riconoscimento dei requisiti di ruralità, con relative richieste di variazioni catastali, si intendono accolte se è passato tanto tempo dall'invio dell'autocertificazione all'Agenzia del territorio e non è stato emanato alcun provvedimento amministrativo di diniego.

I benefici fiscali spettano anche oltre i 5 anni precedenti fissati dalla legge se è dimostrabile che non sono intervenute variazioni sul possesso dei requisiti.

È quanto ha affermato la commissione tributaria provinciale di Mantova, seconda sezione, con la sentenza n. 63 del 29 marzo 2013.

Per i giudici tributari, il comune ha negato il rimborso Ici per la mancanza del requisito di ruralità poiché gli immobili non erano censiti nelle categorie A6 o D10.

Questo impedimento, dunque, «è superato con il deposito della domanda di variazione catastale», per l'attribuzione delle categorie A6 agli immobili rurali a uso abitativo e D10 a quelli strumentali all'attività agricola, «che per il lungo lasso di tempo intercorso per effettuare i controlli amministrativi è da considerarsi definitiva».

Peraltro, nonostante la legge preveda che la variazione o l'annotazione catastale abbiano efficacia retroattiva, nulla impedisce il riconoscimento dell'esenzione anche oltre i 5 anni, quindi per il 2004 e 2005, se «nulla è cambiato nel tempo».

Il principio affermato non può essere condiviso.

La sentenza non è in linea né con le disposizioni normative né con le direttive dell'Agenzia del territorio (circolare 2/2012).

Infatti, è fissato il limite temporale di 5 anni per la retroattività dell'agevolazione fiscale in presenza dei requisiti.

Inoltre, non è contemplata alcuna forma di silenzio-assenso decorso un determinato periodo di tempo in mancanza dell'adozione di un provvedimento di accoglimento o rigetto da parte dell'Agenzia del territorio. Non a caso l'articolo 1 del decreto ministeriale del 26 luglio 2012 ha stabilito che per l'iscrizione negli atti catastali del requisito di ruralità occorre «una specifica annotazione». Del resto, l'articolo 4 dello stesso decreto impone all'Agenzia di provvedere alla verifica, anche a campione, delle autocertificazioni allegate alle domande per ottenere l'annotazione. Dagli atti catastali possono risultare anche le annotazioni negative sugli immobili, che impediscono ai contribuenti di poter fruire dei benefici fiscali.

Nel caso di esito negativo del controllo sulle domande e autocertificazioni prodotte dagli interessati, l'Agenzia è tenuta a notificare un atto di disconoscimento del requisito di ruralità.

L'eventuale esito negativo della verifica viene accertato con provvedimento motivato del direttore dell'ufficio provinciale e registrato negli atti catastali.

Come indicato nella circolare 2/2012 deve essere apposta la seguente annotazione: «mancato riconoscimento della ruralità dichiarata con domanda/richiesta prot. n…. del…..».

Naturalmente il diniego è impugnabile, entro 60 giorni dalla notifica, innanzi al giudice tributario qualora il contribuente ritenga che non sia sufficientemente motivato e, nel merito, che sussistano i requisiti previsti dalla legge per riconoscere agli immobili posseduti la natura di fabbricati rurali.

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