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Niente acqua se c'è la mora i gestori negano le forniture

del 05/06/2013
di: di Dario Ferrara
Niente acqua se c'è la mora i gestori negano le forniture
È escluso che il sindaco del Comune possa imporre all'acquedotto di ripristinare la fornitura ai rubinetti di chi non paga la bolletta. Questo, anche se si tratta di interi condomini morosi. O almeno, lo strumento non può essere l'ordinanza contingibile e urgente, se si tratta di intervenire in rapporti fra privati e non si motiva sul rischio per l'incolumità pubblica. È il frutto, amaro per gli amministratori locali, che nasce dalla sentenza 115/11 della Corte costituzionale, con la bocciatura di una norma del primo pacchetto sicurezza (dl 92/2008), che toglie i superpoteri ai sindaci, costretti a emanare provvedimenti straordinari soltanto di fronte a eventi davvero pericolosi per la collettività. Questo è quanto emerge dalla sentenza 1206/13, pubblicata dal Tar Puglia, prima sezione della sezione distaccata di Lecce.

Fuori dal comune.

Accolto il ricorso della società che garantisce la fornitura idrica nella città. Risulta infatti illegittimo, ed è annullato, il provvedimento del primo cittadino con cui si diffidava il gestore a non staccare l'acqua ai morosi e, anzi, a riallacciarla in caso di sospensione già effettuata. Il punto è che i rubinetti non restano a secco all'improvviso ma all'esito di una trattativa infruttuosa sulle bollette arretrate con tanto di raccomandate dell'azienda che avvisavano dell'imminente stop alla fornitura a chi non avesse regolato le pendenze. E soprattutto non è il sindaco del Comune che può intervenire a dirimere la controversia sorta fra privati con l'ordinanza extra ordinem. Si tratta infatti, di uno strumento che può essere adottato soltanto quando ne va dell'igiene, della sanità o dell'incolumità pubblica. Risulta tuttavia necessario che si tratti di un pericolo eccezionale, dunque tale da legittimare un provvedimento che, dopo l'intervento demolitorio della Consulta, risulta espressione di un potere residuale in capo al sindaco.

La Corte costituzionale con la sentenza 115/11 ha infatti escluso l'esistenza di un generale potere del sindaco di emettere ordinanze del genere, dichiarando illegittima la norma su cui si fonda il potere extra ordinem (art. 54, comma 4, dlgs 267/00 sostituito dall'art. 6 del dl 92/2008) nella parte in cui comprendeva la locuzione «anche» prima delle parole «contingibili e urgenti».

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