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L'operatività non aiuta le società in perdita

del 31/05/2013
di: di Beatrice Migliorini
L'operatività non aiuta le società in perdita
Le società restano operative fino a prova contraria. O meglio fino all'interpello. Restano invariati infatti i coefficienti di rendimento presuntivo stabiliti per il calcolo del reddito minimo da attribuire alla società di comodo. Restano inoltre, sempre tre, i periodi di imposta ai fini dell'applicazione della presunzione di non operatività alle società in perdita. Questo è quanto emerso dalla risposta alla interrogazione parlamentare fornita ieri, dal sottosegretario ai rapporti con il parlamento, Sabrina De Camillis, in commissione finanze alla Camera, a seguito dell'istanza inoltrata da Enrico Zanetti (Scelta civica). In base a quanto previsto dalla normativa sulle società di comodo, per verificare se una società è effettivamente operativa o è stata costituita solo a scopi elusivi, è necessario eseguire il test di operatività. Quest'ultimo consiste nel porre a confronto i ricavi dichiarati e i ricavi presunti che la società dovrebbe generare in base ai valori iscritti all'attivo di bilancio. In base ai risultati del test, viene calcolato il reddito minimo da attribuire alle società di comodo, attraverso l'applicazione, al risultato, di determinati coefficienti prestabiliti dalla disciplina in materia di società di comodo. L'unica possibilità per non vedersi attribuire un reddito minimo, è la presentazione all'Agenzia delle entrate di un interpello disapplicativo, all'interno del quale devono essere dimostrate le situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi, delle rimanenze, dei proventi e del reddito. Nell'interrogazione in questione, Enrico Zanetti mira a chiedere la possibilità, sia di ridurre il coefficienti di rendimento presuntivo utilizzati per calcolare il reddito minimo da attribuire alle società, sia di «adottare iniziative normative, volte ad ampliare la presunzione di non operatività alle società in perdita per tre periodi di imposta consecutivi». In risposta a quanto chiesto da Zanetti, l'Agenzia delle entrate ha però fatto presente che, «per i coefficienti di rendimento presuntivo, non è prevista alcuna forma di aggiornamento, né alcuna forma di adeguamento automatico degli stessi al variare della situazione economica e che, anche nel caso in cui potessero essere modificati, sarebbe necessaria una apposita iniziativa normativa, che tenga conto dei vincoli di finanza pubblica». Sulla stessa lunghezza d'onda, anche la risposta circa la possibilità di ampliare la presunzione di non operatività alle società in perdita per tre periodi consecutivi.

Le Entrate hanno infatti fatto presente che «l'ampliamento delle presunzione di non operatività alle società in perdita per tre periodi consecutivi, comporterebbe delle conseguenze negative in termini di gettito di 130 milioni di euro l'anno».

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