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I comuni hanno risparmiato più della p.a.

del 29/05/2013
di: Simona D'Alessio
I comuni hanno risparmiato più della p.a.
Tagli di spesa «importanti» nelle amministrazioni pubbliche, nel 2012: al confronto con il 2009, infatti, si registrano risparmi del 6,6% in quelle centrali e del 7,2% in quelle territoriali. Ma, al di là di un «comportamento virtuoso» degli enti locali, gravati da un «preoccupante indebolimento» sul versante della riscossione dei tributi, appare chiaro come «l'intensità delle politiche di rigore adottate dalla generalità dei paesi europei» si sia dimostrata «rilevante concausa dell'avvitamento verso la recessione». È lo scenario raffigurato nel Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti presentato ieri, a Roma, a palazzo Giustiniani dal presidente Luigi Giampaolino, che sottolinea come la crisi economica abbia mandato in fumo, in Italia, «230 miliardi di prodotto interno lordo», i cui effetti a cascata sulle entrate fiscali si sono tradotti in una perdita di gettito di quasi 90 miliardi.

Riduzione della spesa. I risultati dello scorso anno confermano un andamento positivo, poiché in tre anni il contenimento è stato del 6,6% per le amministrazioni centrali (in valori assoluti, al netto degli interessi, la sforbiciata è stata di oltre 26 miliardi), del 7,2% per quelle locali, con un risparmio di più di 18 miliardi.

Entrate. 753.449 miliardi (il gettito complessivo è aumentato del 2,4% su base annua, sette decimi in più del 2001). La cifra, si legge nel dossier, evidenzia un elemento di «fragilità», poiché i quasi 30 miliardi venuti meno rispetto alla previsioni del Def 2012 «hanno assorbito il 65% dell'aumento di entrate deciso con le manovre correttive fra luglio e dicembre dello scorso anno» che sono state, di conseguenza, «depotenziate».

Proventi dai giochi. Le somme incassate dal comparto di lotterie e attività ludiche pur in flessione, tengono: c'è, infatti, una curva negativa del 7,1% rispetto al 2011 (le entrate scendono da 8,6 a 8 miliardi), e la «raccolta netta» (la spesa dei giocatori tolte le vincite, ndr) cala del 4,1% (da 18,1 a 17,4 miliardi). Il volume d'affari del settore, puntualizza la magistratura contabile, è comunque in crescita esponenziale; salta poi all'occhio, dati dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli alla mano, il cambio di preferenze dei consumatori, maggiormente inclini a spendere denaro nelle «new slot», nelle video lottery e acquistando i gratta e vinci, strumenti che vedono trascorrere un breve lasso di tempo fra la giocata e l'esito, che costituiscono ormai il 54,3% della spesa totale. In particolare, le video lottery nel 2012 fanno un balzo record del 79,5%.

Riscossione. Attività per le amministrazioni in «preoccupante indebolimento», giacché quella a mezzo ruoli, il cui volume era lievitato dal 2006 al 2010 quasi del 77%, segna un decremento anche nel 2012 (di quasi il 13%, mentre nel 2011 aveva perso il 3%). Il carico affidato alla società deputata ad esigere i tributi, Equitalia, cresce circa del 2% fino a poco meno di 77 miliardi, mentre il tasso di riscossione (ovvero il rapporto fra riscosso e carico netto) va in discesa progressiva all'1,94% (nel 2008 era, invece, al 3,11%).

Ticket e sanità. Impennata dell'impatto del ticket 13,4% su visite ed esami diagnostici, così come sale del 5,2% quello per i farmaci. «Negli ultimi anni le entrate da sistemi di compartecipazione alla spesa hanno giocato un ruolo crescente e articolato sul territorio» e nel 2012 «hanno subito un'ulteriore accelerazione», con entrate superiori ai 2,9 miliardi, di cui 1,5 per la specialistica e altre prestazioni e 1,4 per la farmaceutica.

Patto di stabilità. Limitati i casi di non rispetto del vincolo: non vi è nessuna regione che lo sfori, mentre risultano «non virtuosi» il 3,6% dei comuni e il 9% delle province.

Nel contempo, scrive ancora la Corte, si conferma il trend che vede le amministrazioni regionali maggiormente coinvolte nel coordinamento degli interventi delle amministrazioni locali e di quelli infrastrutturali di matrice comunitaria, al fine di «conciliare i parametri di spesa e garantire servizi» al cittadino.

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