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L'Iva graverà su tutti, infierendo sui consumi

del 28/05/2013
di: di Manola Di Renzo
L'Iva graverà su tutti, infierendo sui consumi
Pronta una nuova stangata sui consumi. Dal mese di luglio c'è il rischio che l'aliquota Iva passi dal 21 al 22%, infierendo ancora sui consumi.

Il presidente del consiglio Enrico Letta, intervenuto qualche giorno fa al vertice europeo di Bruxelles, ha ribadito l'intenzione del nuovo esecutivo di bloccare l'aumento dell'Iva, se vi saranno risorse da reperire, tagliando la spesa da altre parti.

Quindi se il governo non riuscirà a intervenire, a partire dal 1° luglio prossimo l'Iva subirà l'aumento di un punto percentuale, con pesanti ripercussioni sui portafogli delle famiglie e delle aziende italiane.

All'appello mancano circa 3 miliardi, ma non è detto che l'aumento Iva garantisca un gettito di tale portata per le casse dello stato; potrebbe anche sortire effetti regressivi tali da ridurre drasticamente i consumi e far registrare un calo delle entrate.

Già nel 2011 l'Iva aveva subito un innalzamento dal 20 al 21%, e in quell'occasione accadde che molte aziende, commercianti e artigiani decisero di non aumentare i prezzi, ma essendo l'imposta inclusa nel prezzo ultimo, di scontarla direttamente senza farla gravare realmente sul consumatore finale, scelsero di rinunciare a un 1% di fatturato.

Questa volta, nonostante lo stallo dei consumi, le imprese sono sul piede di guerra.

A lanciare l'allarme è il Centro studi Cnai. Secondo l'indagine svolta si scatenerà una reazione a catena dagli effetti catastrofici. L'aumento dell'Iva andrà a incidere soprattutto sui generi non alimentari, sui servizi alla persona (pensiamo per esempio ai parrucchieri e alle estetiste, ai meccanici), e su tante altre attività artigiane già a rischio. Considerato che l'Iva è un valore incluso nel prezzo finale da pagare, da luglio i prezzi sul cartellino cambieranno davvero e a farne le spese saremo tutti.

Interessante, seppur non condiviso dal Cnai, l'approfondimento sulla situazione del nostro paese dell'Istat, secondo il quale la maggiorazione dell'Iva sarà pagata dai ricchi in particolare.

In sostanza l'aumento di questa imposta sul consumo potrebbe produrre effetti di equità andando a penalizzare soprattutto le persone più abbienti.

Il rapporto dell'Istat rileva che le famiglie più numerose e con un reddito più basso sono portate all'acquisto di beni soggetti prevalentemente ad aliquota Iva al 4 o al 10%, cioè quelle non soggette a variazione, solo una minima parte dei loro consumi è caratterizzata dall'aliquota al 21%. Al contrario ciò che accade nelle famiglie che hanno un potere di spesa più alto, la tipologia di consumi cambia, e i beni con aliquota più alta prendono il posto di quelli che scontano le aliquote Iva minori.

Le previsioni del Cnai fanno emergere altre situazioni.

I generi coinvolti dall'aumento saranno tanti, inevitabilmente interessano famiglie di tutte le tipologie; chiaramente chi ha di più spende di più, ma crediamo che gli effetti di un intervento simile saranno anche psicologici, acuiranno le preoccupazioni dei consumatori e le paure dei senza reddito, accentuerebbe le perdite di settori già in forte calo e contrarrebbe i consumi e la voglia di spendere.

Le famiglie più piccole tenderanno a controllare i consumi e tagliare qualche «vizio», mentre quelle più numerose rischiano di essere più penalizzate, in quanto hanno consumi maggiori e non solo relativi a beni con aliquote Iva basse.

Si prevede l'effetto opposto a quello calcolato dall'Istat. Il presidente del Cnai, Orazio Di Renzo, sostiene che assolutamente l'aumento dell'Iva non deve essere attuato, poiché la situazione rischia di degenerare da un momento all'altro.

Così il suo commento: «Se il governo ha bisogno di recuperare 3 miliardi di euro le soluzioni sono altre. Nel nostro paese i tagli allo sperpero non sono stati mai messi in atto.

L'apparato pubblico ha esuberi in diversi ambiti e contesti, bisognerebbe solo avere la volontà a intervenire efficacemente.

Purtroppo si continua a colpire la massa per mantenere inalterati i grandi privilegi di alcune caste».

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