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Rischia chi è a corto di liquidità di cassa

del 11/05/2013
di: di Matteo Barbero
Rischia chi è a corto di liquidità di cassa
Rischio sanzioni per gli enti locali a corto di cassa. Ma l'accordo fra governo e autonomie sul riparto dei bonus Patto prova a metterci una pezza, consentendo la rimodulazione ex post delle richieste laddove la liquidità disponibile non fosse sufficiente a sostenere tutti i pagamenti sbloccati (si veda ItaliaOggi di ieri).

Il problema nasce dalla concomitanza delle due scadenze previste dal dl 35/2013 per ottenere dal Mef spazi finanziari e dalla Cassa depositi e prestiti anticipazioni di cassa per far fronte ai pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili, ovvero fatturati, al 31/12/2012. Entrambe le richieste, infatti, andavano presentate entro il 30 aprile, il che ha costretto comuni e province e quantificare il primo importo senza conoscere il secondo (e viceversa). Le due misure, inoltre, possono contare su «stanziamenti» diversi (5 miliardi tutti sul 2013 per le deroghe al Patto e 4 miliardi sul biennio per le anticipazioni della Cdp). In più, mentre nel primo caso le richieste pervenute sono andate poco oltre la disponibilità complessiva, arrivando a quota 5,2 miliardi (di cui 4 dai comuni e 1,2 dalla province), nel secondo caso hanno di gran lunga splafonato, arrivando a quota 6 miliardi.

Il primo riparto, che verrà disposto entro il 15 maggio, riguarderà il 90% del totale, ovvero, rispettivamente, 4,5 e 1,8 miliardi. C'è da attendersi, quindi, che i margini concessi sul Patto siano superiori alle anticipazioni, anche perché agli spazi concessi dal dl 35 si sommeranno quelli distribuiti entro il 31 maggio dalle regioni con il patto verticale incentivato. Ciò è logico, dato che il principale obiettivo delle manovre sblocca debiti è quello di consentire agli enti locali di utilizzare la cassa da essi detenuta e finora «congelata» dai vincoli di finanza pubblica. Tuttavia, potrebbero nascere dei problemi negli enti che, contando su un'iniezione più generosa di liquidità, avessero «sparato alto» nella richiesta di spazi finanziari. Come noto, infatti, il dl 35 ha previsto a carico dei responsabili dei servizi che, da qui a fine anno, non trasformeranno in pagamenti almeno il 90% degli spazi finanziari ottenuti una sanzione pecuniaria pari a due mensilità di retribuzione.

Prova a ovviare a queste criticità l'accordo sul riparto raggiunto in Conferenza stato-città e autonomie locali nella seduta del 9 maggio. Esso, infatti, prevede che gli enti che hanno presentato richiesta entro il 30 aprile possano, in vista del secondo riparto previsto per il 15 luglio, rimodularne l'importo, in incremento ma soprattutto in riduzione. In questo secondo caso, gli spazi finanziari liberati verranno aggiunti al 10% ancora da distribuire, per essere riassegnati agli altri enti (e prioritariamente a quelli che, non avendo fatto domanda, sono rimasti esclusi dalla prima tranche di aiuti). Sarà, quindi, fondamentale che gli enti verifichino prontamente la propria effettiva capacità di pagamento, tenendo conto, oltre che di quanto ottenuto dalla Cdp, anche della possibilità (concessa dallo stesso dl 35) di attivare, entro il 30 settembre, l'anticipazioni di tesoreria portandola oltre il limite ordinario dei 3/12 e sino a 5/12 delle entrate correnti. Per il resto, l'accordo sancito in Conferenza ha in buona parte confermato l'ordine di priorità per lo sblocco dei pagamenti: prima i debiti per lavori pubblici non estinti all'8 aprile, poi gli altri debiti di parte capitale ancora da pagare. Solo se avanzeranno spazi, questi potranno essere utilizzati per escludere dal Patto i pagamenti già effettuati prima del 9 aprile, in tal caso senza più distinzione fra lavori e altre forniture. I margini di manovra così acquisiti potranno essere destinati a sostenere altri pagamenti in conto capitale (e non più solo quelli relativi a stati avanzamento lavori pervenuti entro l'8 aprile, come invece previsto dal modello per l'invio dei dati predisposto dalla Ragioneria generale dello Stato).

Al momento, tuttavia, non è possibile quantificare questi margini, dato che non si conosce in che percentuale gli importi richiesti siano «spalmati» fra le diverse categorie (in pratica, fra i diversi righi del modello utilizzato per la richiesta).

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