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Dignità e sicurezza: si muore ancora per il lavoro

del 07/05/2013
di: La Redazione
Dignità e sicurezza: si muore ancora per il lavoro
Morire di lavoro per pochi spiccioli. È successo a Dhaka, capitale del Bangladesh, nei giorni scorsi. Il Rana Plaza, un enorme edificio di 8 piani che ospitava delle fabbriche tessili, è crollato schiacciando quasi 400 persone e altre ancora sono disperse. Stavano producendo tessuti, per un salario mensile di non più di 30 euro al mese, su commessa di diverse multinazionali che poi rivendono i prodotti sui mercati occidentali.

Il dramma è lontano molte migliaia di chilometri ma è più vicino di quanto non possiamo immaginare. Ad inserirlo di colpo nella nostra realtà ci pensa un frammento di immagine. Dalle macerie spuntano simboli e scritte a noi note; indumenti di primarie aziende della moda italiana appaiono tra morti e feriti.

Sono le contraddizioni della globalizzazione dei mercati e della competitività che induce sempre di più a ridurre i costi del lavoro. Ma su questi temi alcune riflessioni devono essere fatte.

Il lavoro porta benessere e sviluppo e guai a demonizzare gli investimenti delle grandi aziende nei paesi più arretrati. Senza il lavoro occidentale la crescita di tali paesi sarebbe molto più lenta.

Ma in alcun modo ciò può violare ciò che è al centro del lavoro: l'uomo. Dignità e sicurezza sono le due frontiere invalicabili del lavoro come ha da ultimo ricordato Papa Francesco lo scorso 28 aprile.

In un momento di forte crisi e di crescente disoccupazione, i consulenti del lavoro evidenziano come le norme di tutela previste dalle direttive comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro siano cogenti per le aziende che producono nel territorio mentre sono aggirabili con facilità da multinazionali che delocalizzano impianti alla ricerca delle condizioni produttive più convenienti.

Ma tutto questo deve coniugarsi con il rispetto dei valori fondamentali dell'uomo nella gestione dei rapporti di lavoro. « Rispetto della sicurezza dei luoghi di lavoro, applicazione dei principi della responsabilità sociale d'impresa, creazione di standard per il lavoro etico delle aziende italiane sono paletti imprescindibili da chiunque voglia gestire nel modo più lecito e compatibile i rapporti di lavoro. Tema su cui siamo vigili e attivi con la nostra apposita Commissione Consiliare», commenta Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro.

I consulenti del lavoro italiani sono convinti che in una libera economia il mercato rappresenti un giudice inflessibile e pertanto pretendono che sia fatta immediata chiarezza sul reale coinvolgimento di imprese italiane nel disastro affinché, conseguentemente, i consumatori possano orientare, anche secondo criteri di responsabilità sociale, i loro acquisti.

In occasione del 1° maggio, Festa del lavoro, i consulenti del lavoro ricordano tutti i lavoratori italiani e stranieri morti nell'esercizio delle loro funzioni e auspicano che questo ennesimo dramma rappresenti un momento di riflessione definitiva sul tema del lavoro etico. A tal fine mettono al servizio delle Istituzioni la loro esperienza e competenza per la definizione di nuove e più efficaci forme di controllo dei parametri di sicurezza e di responsabilità sociale dell'impresa. Garantire sempre più una competizione tra imprese basata sul merito e sulla qualità è ormai imperativo categorico.

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