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Lavoratrici: maternità anticipata a maglie più larghe

del 04/05/2013
di: di Daniele Cirioli
Lavoratrici: maternità anticipata a maglie più larghe
Maternità anticipata a maglie più larghe. Infatti, accanto alle ipotesi previste per legge l'interdizione anticipata dal lavoro della lavoratrice in gravidanza scatta anche sulla base dei rilievi fatti dal datore di lavoro nel documento di valutazione dei rischi. La nuova ipotesi è individuata dal ministero del lavoro e illustrata nella nota protocollo n. 7553/2013. Il ministero, inoltre, precisa che anche le condizioni ambientali vanno valutate in un senso ampio, non legato cioè alle mansioni svolte dalla lavoratrice ma al contesto ambientale in cui la stessa presta lavoro.

Condizioni ambientali. I chiarimenti riguardano i casi di interdizione anticipata dal lavoro della lavoratrice in gravidanza gestiti dalle direzioni territoriali del lavoro (dtl). I relativi provvedimenti, spiega la nota, vanno presi prendendo in considerazione le condizioni obiettive dell'ambiente, del lavoro e dello stato di salute della gestante. A proposito delle «condizioni ambientali», il ministero precisa che l'espressione può essere intesa in senso più ampio; quindi, non direttamente legata soltanto alle mansioni svolte dalla lavoratrice, ma più in generale alle caratteristiche del contesto ambientale nel quale viene effettuata la prestazione lavorativa. Ciò vuol dire, allora, che la rischiosità legata alle condizioni ambientali va valutata relativamente a tutti gli ambienti di lavoro che vengono frequentati dalla lavoratrice al fine di effettuare la propria prestazione lavorativa e non soltanto a quello (ambiente) in cui la stessa presta effettivamente e materialmente l'attività lavorativa.

Il documento di valutazione rischi. Il Tu maternità (dlgs n. 151/2001) individua le lavorazioni pericolose (allegato A) e le condizioni di lavoro (allegato B) in presenza delle quali scatta l'interdizione anticipata. Il ministero spiega che a queste indicazioni il provvedimento di interdizione può essere assunto anche a condizioni di rischio evidenziate dal datore di lavoro nell'ambito della valutazione dei rischi. In questo caso, pertanto, il documento di valutazione costituisce il presupposto sulla base del quale la dtl può emettere il provvedimento di interdizione fuori dai casi previsti dal Tu maternità (articolo 7, comma 1 e 2, del dlgs n. 151/2001).

Ispezioni in agguato. Il documento di valutazione rischi rappresenta, dunque, una nuova ipotesi legittimante l'astensione anticipata dal lavoro della lavoratrice in maternità. In questi casi, precisa il ministero, le dtl non devono entrare nel merito della valutazione del rischio effettuata dal datore di lavoro salvo che, in casi del tutto eccezionali, emergano «vistose contraddittorietà, assoluta carenza di adeguati criteri valutativi e assoluta genericità delle risultanze della valutazione». In questi casi, spiega il ministero, la dtl deve valutare l'opportunità di interessare la competente azienda sanitaria locale al fine di attivare una verifica di carattere ispettivo in merito all'adeguatezza del documento di valutazione dei rischi. Indipendentemente da tale evenienza, la direzione territoriale del lavoro deve comunque rilasciare il provvedimento di interdizione per maternità a rischio.

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