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Denaro nell'azienda-schermo? è abuso di diritto

del 04/05/2013
di: Debora Alberici
Denaro nell'azienda-schermo? è abuso di diritto
L'elusione fiscale si fa sempre più largo nel processo penale. È infatti abuso di diritto perseguibile anche penalmente il conferimento in denaro (e quindi non più solo di proprietà immobiliari) in una società usata come «schermo» del proprio reddito, al fine di ottenere un indebito risparmio d'imposta.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19100 del 3 maggio 2013, ha accolto il ricorso della Procura di Roma contro la decisione del Tribunale che aveva bocciato il sequestro sui beni di Raoul Bova, che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe fatto ricorso alla schermatura societaria per ottenere un indebito risparmio d'imposta sui suoi redditi.

Dunque la Suprema corte ha confermato e, se vogliamo, ampliato quanto sancito nella sentenza Dolce & Gabbana e cioè che l'abuso del diritto è perseguibile penalmente quando il contribuente viola una delle fattispecie tipizzate di elusione fiscale nell'articolo 37 del dpr 600 del 1973.

Solo che, dato l'evolversi dell'articolo 2464 del codice civile, spiega la terza sezione penale, d'ora in avanti i conferimenti di cui parlano le norme antielusive non saranno più solo quelli di beni immobili ma anche quelli in denaro.

D'altro canto ad avviso della Cassazione, con un orientamento che finora non ha trovato smentite, nulla osta, a livello di ordinamento nazionale (ed europeo), alla rilevanza penale dell'abuso di diritto, proprio in ragione del rispetto del principio di capacità contributiva (art. 53, comma 1 Cost.) e dei principio di progressività dell'imposizione (art. 53, comma 2 Cost.). Da tali due principi costituzionali deriva, invero, che il contribuente non possa trarre indebiti vantaggi fiscali dall'utilizzo in modo distorto di strumenti giuridici idonei a ottenere un risparmio fiscale, in mancanza di ragioni economicamente apprezzabili che possano giustificare l'operazione.

Inoltre, ad avvalorare la tesi della rilevanza penale dei comportamenti elusivi specificamente previsti dalla normativa di settore, è la stessa linea della politica criminale adottata dal legislatore, nell'ambito delle scelte discrezionali che gli competono, in occasione della riforma introdotta con l.f., dlgs n. 74 del 2000.

Ora la causa tornerà al Tribunale di Roma che deciderà definitivamente sul sequestro.

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