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Valorizzare la specificità delle reti di impresa

del 01/05/2013
di: La Redazione
Valorizzare la specificità delle reti di impresa
In merito alla partecipazione delle reti d'impresa alle procedure di gara, secondo l'Aniem (associazione nazionale delle imprese edili presieduta da Dino Piacentini) è necessario un regolamento ad hoc che differenzi il ruolo della rete rispetto ai raggruppamenti temporanei e i consorzi di impresa costituiti per partecipare alle gare d'appalto, anche in rapporto al subappalto. In sostanza che sia ben differenziato il contratto di rete da quello di subappalto.

Il decreto legge Sviluppo ha introdotto nel Codice appalti l'istituto del contratto di rete, principalmente a seguito dell'atto di segnalazione dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici (Avcp) al governo e al parlamento, cui l'Aniem ha fornito un forte impulso. L'associazione, invitata dall'Avcp a presentare le proprie osservazioni in merito alla bozza di atto di determinazione che riguarda la partecipazione delle reti d'impresa alle procedure di gara, ha sottolineato la necessità di prevedere una regolamentazione in grado di esaltare la specificità della contrattualistica di rete nel settore degli appalti pubblici, evidenziandone le connotazioni che la identificano e la differenziano rispetto alle altre legislazioni già presenti. Ciò che caratterizza il nuovo istituto, è stato osservato, è da una parte la connaturata flessibilità insita nel medesimo, tale da differenziarlo dalla struttura del consorzio stabile, e, dall'altra, la stabilità ed eterogeneità degli operatori economici che possono concorrere a costituirlo, distinguendolo dai raggruppamenti temporanei di imprese. L'eterogeneità lo differenzia sia dai consorzi stabili che dai raggruppamenti, in quanto le reti, oltre dalle imprese che realizzano lavori edili, possono essere costituite da operatori economici in senso più lato (fornitori, progettisti, società di finanza, e altro). È stato anche suggerito all'Avcp di disciplinare, in maniera più compiuta e definita, la possibilità di affidare parte dei lavori affidati al contraente principale ai contrattisti appartenenti alle reti d'impresa, senza che questo sia considerato subappalto, sia nel caso in cui l'aggiudicatario sia una società facente parte di un contratto di rete o un consorzio. Più nello specifico Aniem ha ritenuto che non debba essere considerato subappalto l'affidamento di parte dei lavori, da parte dell'aggiudicatario o, nel caso in cui l'aggiudicatario sia rappresentato da un consorzio di cui all'art. 34, comma 1,lett. b) e c), da parte dell'assegnatario del consorzio, a imprese che non siano state indicate come esecutrici dei lavori ovvero non facciano parte dell'«aggregazione» che partecipa all'appalto, ma che abbiano stipulato, con l'aggiudicatario o assegnatario retista, un contratto di rete. In tale ipotesi, la costituzione di un contratto di rete è tale da giustificare l'esistenza di un rapporto giuridico diverso dal subappalto, in quanto ricollegabile ad una semplice ripartizione di lavori tra imprese retiste. Naturalmente ciò dovrà essere sottoposto a un sistema di garanzie costituito dalla responsabilità solidale nei confronti della stazione appaltante, dal deposito preventivo del contratto di rete, dalla certificazione attestante il possesso da parte dell'affidatario dei requisiti di qualificazione prescritti dal presente codice in relazione alla prestazione affidata e la dichiarazione dell'affidatario attestante il possesso dei requisiti di ordine generale e speciale. Questa interpretazione consentirebbe di caratterizzare in modo specifico anche le reti che, per altro verso, nella novella legislativa così come interpretata, non troverebbero una legittimazione diretta nel campo delle gare pubbliche, ma solo in via indiretta attraverso le aggregazioni di parte di imprese, mutuando di volta in volta (secondo il contenuto e la forma del contratto di rete) la disciplina dei Rti (raggruppamenti temporanei di imprese) o dei consorzi ordinari o dei consorzi stabili o di cooperative: il che non rappresenterebbe nulla di nuovo nel campo dei contratti pubblici, né si ha ragione di ritenere che garantirebbe una maggiore apertura ad un mercato concorrenziale.

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