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Non è reato il mancato versamento per necessità

del 30/04/2013
di: Valerio Stroppa
Non è reato il mancato versamento per necessità
L'evasione da necessità non deve essere punita. Chi omette di versare le imposte dichiarate, in particolare l'Iva, a causa della mancanza di liquidità va tenuto distinto da chi si sottrae volontariamente e in maniera sistematica ai pagamenti fiscali. A tale scopo è opportuno un intervento normativo di depenalizzazione della fattispecie. Ad affermarlo è la circolare n. 12 della Fondazione centro studi Ungdc. I giovani dottori commercialisti prendono in esame il caso delle imprese che, pur in assenza di redditi imponibili a causa della congiuntura negativa dell'economia, si ritrovano pesantemente gravate da debiti relativi ad altre imposte (Irap, ritenute e Iva). Situazione che sempre più spesso le induce a mancare l'appuntamento con l'F24, pur avendo correttamente dichiarato le somme dovute al fisco. Secondo il centro studi dell'Unione il moltiplicarsi delle denunce per reati tributari ha per oggetto non tanto condotte fraudolente, quanto piuttosto mere ipotesi di omesso versamento. Da qui l'esigenza di individuare uno spazio di non applicabilità delle sanzioni, sia a livello penale sia tributario. Perché ciò possa avvenire, è necessario dimostrare la grave situazione in cui versa il contribuente. Non deve trattarsi di semplice illiquidità, ma di un vero e proprio stato di insolvenza, non imputabile alle condotte dell'imprenditore. «Solo a queste condizioni», osserva la Fondazione, «sarà possibile escludere la sussistenza del dolo da parte dell'agente, il quale non paga perché non può, per cause indipendenti dalla sua volontà». La dimostrazione di tale status in ambito processuale, tuttavia, non è semplice. «Sicuramente non sarà sufficiente invocare l'esistenza della crisi economica e finanziaria che ha investito il paese, né ci si potrà genericamente richiamare a un blocco del proprio settore di appartenenza o dell'accesso al credito», puntualizzano i giovani dottori commercialisti. L'accertamento del default, invece, deve avvenire attraverso una documentazione analitica, accompagnata da una relazione tecnica che certifichi l'insolvenza e la «buona volontà» dell'imprenditore nella gestione di quest'ultima. Richiamate, infine, le posizioni giurisprudenziali dei tribunali di Firenze (n. 1141/2012) e Padova (del 18 maggio 2012), che hanno ritenuto non perseguibile il contribuente moroso con l'erario a causa della crisi finanziaria.

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