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L'Imu non torna indietro, rimarrà permanente

del 24/04/2013
di: di Beatrice Migliorini
L'Imu non torna indietro, rimarrà permanente
L'Imposta municipale unica sarà permanente. Il governo ha infatti deciso di correggere il testo del documento di economia e finanze (Def), affinché il regime Imu rimanga. A conferma del mantenimento dell'Imu nel lungo periodo, il ministro dell'economia e delle finanze, Vittorio Grilli. Durante le audizioni sul Def, di fronte alle commissioni speciali di senato e camera, il ministro ha infatti dichiarato che «il mantenimento dell'Imu è necessario per il finanziamento delle autonomie locali, per tanto è possibile prevedere al massimo un suo aggiustamento in corso d'opera, ma non la sua abolizione» In caso contrario il rischio è quello di peggiorare il saldo del pil dello 0,8% l'anno, a partire dal 2015. «La conseguenza di questo peggioramento», spiega il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, durante le audizioni «sarebbe che dal 2015 si verificherebbe la necessità di trovare le coperture finanziarie altrove». A questo proposito è stata proprio la Banca d'Italia a evidenziare, come il regime temporaneo dell'Imu avrebbe provocato un peggioramento del soldo del pil a partire dal 2015. Secondo il direttore centrale per la ricerca economica e le relazioni internazionali della Banca d'Italia, Daniele Franco, è inoltre rilevante anche il problema dell'Iva. «Per lo stop all'aumento dell'Iva previsto da luglio è necessario trovare 2 miliardi di euro di copertura, altrimenti il rischio di sforare il deficit, arrivando oltre il 3% del disavanzo, si concretizzerebbe».

Gli aggravi fiscali. Sull'aggravio contributivo ribatte invece Rete imprese Italia. In sede di audizioni è emerso infatti che, se il Def rimanesse strutturato così come è, si verificherebbe tra il 2013 e il 2017, un aumento della contribuzione per famiglia di 2.600 euro. Rete imprese evidenzia come «l'aggravio di imposte per le famiglia tra il 2013 e il 2017, porterebbe nelle casse dello stato, 26 miliardi di euro di imposte dirette e 40 miliardi di euro di imposte indirette. I contributi sociali effettivi crescerebbero così di 27 miliardi di euro e le altre entrate correnti di 6 miliardi». In questa ottica, sottolinea inoltre Rete imprese «se non verrà bloccato il previsto aumento dell'Iva, lieviterà ancora di più il prelievo sulle fasce di reddito più deboli, contribuendo a deprime i consumi e andando contro gli obbiettivi di equità e di crescita che si vogliono perseguire». A conclusione della audizione, è stato poi messo in evidenza come «considerando che le entrate pubbliche sono un trasferimento lordo dal settore privato a quello pubblico, 100 miliardi di euro aggiuntivi costituirebbero un onere, pari a circa 4 mila euro annui per famiglia». Della stessa opinione anche il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, secondo il quale «il Def 2013 espone un nuovo quadro economico e di finanza pubblica che non dissolve i motivi di preoccupazione sull'impostazione della politica economica e di bilancio nella prospettiva di breve e medio periodo. Le politiche fiscali adottate fino ad oggi, hanno infatti determinato effetti depressivi della crescita economica».

Patto di stabilità. Sulla questione Patto di stabilità, ha invece ribattuto nuovamente l'Associazione nazionale comuni italiani, tramite il presidente Graziano Delrio. «Il decreto sui pagamenti della pubblica amministrazione così com'è concepito» spiega Delrio «rischia di limitare l'operatività del provvedimento riguardo alla spesa in conto capitale: escludendo buona parte dei pagamenti per debiti pregressi effettuati nel corso del 2013 e non considerando la possibilità di sbloccare risorse a quei comuni che per rispettare i vincoli del patto di stabilità interno hanno rallentato o interrotto lavori e opere per le quali comunque esiste un contratto che obbliga il comune a riconoscere l'impatto pattuito».

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