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Consumatori: dai troppi debiti si può uscire

del 24/04/2013
di: di Christina Feriozzi
Consumatori: dai troppi debiti si può uscire
Anche il consumatore può uscire dal sovraindebitamento con procedure agevolate. La sopravvenuta unipersonalità comporta lo scioglimento della società consortile. Lo dice il Notariato con due studi, n. 99-203/I, in tema di «Composizione delle crisi da sovraindebitamento alla luce delle più recenti novità normative» e n. 134/I «Società consortili: profili pratici e questioni applicative» approvati il 19 febbraio 2013.

Le possibilità di composizione della crisi. Previste tre forme di composizione della crisi: l'accordo del debitore, il piano del consumatore e la liquidazione del patrimonio (l. 27/1/2012, n.3, mod. dalla l. 17/12/2012, n.221). Si tratta delle nuove procedure, di natura concorsuale, a carattere volontario che consentono di rimediare alle situazioni di sovraindebitamento non soggette, né assoggettabili, alle altre «procedure fallimentari». L'accordo del debitore ha per oggetto la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che deve essere approvato dai creditori (necessario almeno il 60% dei crediti). Il piano del consumatore prevede pur sempre la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti, ma è riservato al debitore persona fisica che abbia assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta. Quest'ultimo, poi, prescinde da un accordo con i creditori, in quanto è soggetto esclusivamente all'omologazione da parte del giudice.

La liquidazione del patrimonio, infine, consiste nella liquidazione di tutti i beni del debitore, compresi quelli sopravvenuti, dedotte le passività incontrate per il loro acquisto e la loro conservazione, a eccezione dei beni aventi carattere personale, la quale viene eseguita da un liquidatore con il ricorso a procedure competitive con un procedimento di liquidazione analogo a quello fallimentare e prescinde da un accordo con i creditori, in quanto è soggetto solo all'omologazione da parte del giudice.

In proposito, il notariato rileva la peculiarità della normativa in commento osservando che il sovraindebitamento può riguardare qualunque soggetto, a prescindere dalla sua qualità o meno di imprenditore. La legge, infatti, non collega l'ambito di applicazione della stessa al tipo di attività svolta dal debitore, pertanto, il ricorso a tali procedure prescinde dallo svolgimento dell'attività di impresa ed è aperto nei confronti di ogni tipologia di lavoratore, autonomo o dipendente, professionista, o anche verso soggetti che non svolgono alcuna attività lavorativa. Nell'ambito della categoria dei debitori viene individuata, quindi, la figura del «consumatore» (co. 2, lett. b) dell'art. 6, l. 3/2012) ossia del «debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta».

Accesso alle procedure ampio ma per i meritevoli. L'accesso alle procedure è, tuttavia, consentito ai debitori, anche consumatori, «virtuosi» che, ai sensi del co.2 dell'art. 7, l. 3/20212, non siano soggetti a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dalla legge in esame; non abbiano fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di composizione della crisi; non abbiano subito, per cause a loro imputabili, provvedimenti di risoluzione, revoca o cessazione dell'omologazione dell'accordo o del piano; e che abbiano fornito documentazione che consenta di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale. Il piano del consumatore si differenzia dall'accordo del debitore nell'omologazione. Verificata la fattibilità del piano e l'idoneità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, dei crediti di natura tributaria e risolta ogni altra contestazione anche in ordine all'effettivo ammontare dei crediti, il giudice omologa il piano, quando esclude che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Compatibilità fra regole societarie e norme sui consorzi. Se la cessione di quote di società consortile comporta che l'acquirente resti unico socio si concretizza una causa di scioglimento della società stessa. La regola del sub ingresso automatico, dell'acquirente dell'azienda, nel consorzio (ex art. 2610 c.c.), si applica anche nelle società consortili in caso di trasferimento della partecipazione sociale in assenza di vincoli alla circolazione. Nel caso di srl, tuttavia, a seguito del venir meno della funzione del libro soci, è necessario che il trasferimento delle quote di srl consortile sia iscritto nel registro delle imprese, pertanto deve essere menzionato nell'atto di cessione di azienda.

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