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Accomandita semplice: l'amministratore non è un assunto

del 23/04/2013
di: La Redazione
Accomandita semplice: l'amministratore non è un assunto
L'amministratore unico di un società in accomandita semplice non può essere anche dipendente della stessa. La carica di amministratore unico di una società a base personale è incompatibile con la posizione di lavoratore subordinato. In quanto non possono coesistere in un unico soggetto la qualità di esecutore subordinato della volontà sociale e quella di organo amministrativo. Questo è quanto afferma la Corte di cassazione (sezione lavoro) con la sentenza del 22 marzo 2013 n. 7312. Gli Ermellini affermano che la costituzione e l'esecuzione del rapporto lavorativo subordinato devono essere collegabili a una volontà della società distinta da quella dell'amministratore. Sostenendo così che, qualora un soggetto assuma la qualifica di amministratore di società in accomandita semplice, non potrà rivestire in alcun modo anche il ruolo di lavoratore dipendente. I due compiti , infatti, prevedono due diversi centri di interessi, contrapposti tra loro e, conseguentemente, non è possibile che nella medesima persona sia concentrato il potere gestire la società e quello di dare esecuzione alle determinazioni assunte. Secondo i giudici di Cassazione, infatti, si tratta di due posizioni ben distinte e incompatibili tra loro. I centri di interesse, infatti, sono necessariamente contrapposti dal momento che la stessa persona non può svolgere funzione direzionale ed esecutiva. Secondo la Cassazione, «la necessità dei diversi centri di imputazione, peraltro, emerge maggiormente nelle società di persone, nelle quali la mancata creazione di un distinto ente giuridico e la minore spersonalizzazione dei soggetti preposti agli organi sociali fanno apparire ancor più necessaria la distinzione tra i soggetti dei relativi rapporti giuridici». In conclusione, la Cassazione ritenendo inammissibili la pretese della parte attrice, dichiara l'impossibilità di qualificare l'attività prestata come un rapporto di lavoro subordinato e infine anche l'impossibilità di provvedere al pagamento delle mensilità richieste.
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