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Società in trust esclusivamente con gli stessi soci

del 19/04/2013
di: Francesco Squeo
Società in trust esclusivamente con gli stessi soci
Un solo caso di trasformazione eterogenea di società in trust. Quando quest'ultimo prevede che beneficiari sono esclusivamente gli stessi (ex) soci, con un trustee terzo. Verrebbe così a prodursi, data la forte vicinanza e similitudine tra le due fattispecie, una sorta di trasformazione eterogenea di società in comunione di azienda, realizzata in maniera indiretta.

È quanto emerge dallo studio del Notariato n. 17 del 2013. Detta impostazione, tuttavia, non è scevra da talune variabili allo stato irrisolte, insite nel codice civile in materia di trasformazione.

Invero, qualora la portata dell'art. 2500-septies, fosse di tipo puntuale (secondo il principio di tipicità), confinata quindi alle sole ipotesi della trasformazione eterogenea regressiva da società a: consorzio, società consortile, società cooperativa, comunione di azienda, associazione non riconosciuta o fondazione, ciò comporterebbe l'effetto di escludere la trasformazione di società in trust, non essendo quest'ultimo incluso nella classe recata.

La dottrina, evidenzia invece lo studio del Notariato, ritiene che il «catalogo» contenuto nel codice civile non sia chiuso ma, entro certi limiti, aperto.

Esiste una sola pronuncia giurisprudenziale di cui al decreto del tribunale di Sassari del 13 luglio 2010, che nell'ambito della negazione dell'iscrizione della delibera di trasformazione di una società di capitali in trust nel registro imprese, riteneva necessario «verificare se il sistema alla luce delle recenti riforme, si fondi su un principio di tipicità ovvero se, anche all'attualità, possa trovare accoglimento il principio già vigente ante riforma che ammetteva l'estensione ampia dell'istituto». Attesa l'ampiezza del «catalogo», secondo un approccio estensivo dell'art. 2500-septies del codice civile, la (astratta) attuabilità della trasformazione eterogenea di società in trust, che preveda quale trustee un terzo e beneficiari i soci medesimi, trova comunque alcuni limiti nelle previsioni del codice civile italiano e nel diritto dei trust. Lo studio assimila poi la trasformazione in trust a quella in comunione d'azienda (con una serie di specificazioni), ritenendo che potrebbe così realizzarsi la trasformazione in comunione di azienda secondo un'ipotesi di trasformazione «indiretta», di cui al trust.

Detta impostazione cederebbe il passo, qualora la norma fosse puntuale, alla trasformazione in comunione di azienda tout-court, seguita dal trasferimento dell'azienda al trustee terzo, in presenza di un'azienda in quanto tale; in assenza di quest'ultima, si passerebbe invece necessariamente dalla procedura di liquidazione della società, con la successiva assegnazione dei beni residui ai soci. La parte finale dello studio è dedicata al trattamento tributario delle diverse fattispecie analizzate (anche di passaggio dalla società al trust con procedimenti indiretti), su cui non vi è alcun pronunciamento ad hoc dell'Agenzia delle entrate, assumendosi la valenza del principio generale di neutralità fiscale. Tale trasformazione potrebbe perciò assumere portata di interesse generale, con particolari vantaggi anche di natura fiscale. La partita è aperta.

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