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Scommesse, senza placet l'intermediario è un abusivo

del 18/04/2013
di: La Redazione
Scommesse, senza placet l'intermediario è un abusivo
Esercizio abusivo dell'attività di gioco e scommesse clandestine per l'intermediario italiano di una società straniera, abilitata nel proprio paese alla raccolta di scommesse, ma che opera in Italia senza la prescritta autorizzazione. Questo è il chiarimento contenuto nella sentenza 15 aprile 2013 n. 17093 della Corte di cassazione (sezione seconda penale). I giudici di Cassazione nel respingere il ricorso di alcuni bookmaker ricordano che integra il reato previsto dall'art. 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 l'esercizio di scommesse svolto in Italia per conto di un bookmaker straniero senza avere ottenuto l'autorizzazione di polizia di cui all'art. 88 Tulps, anche se la società straniera delegante sia stata regolarmente autorizzata nel suo paese. Gli imputati si sono difesi affermando che «l'intermediario che agisce in Italia per conto di un bookmaker straniero, non deve richiedere la licenza di cui al Rd 18 giugno 1931 n. 776 (articolo 88) allorché il delegante sia munito di regolari titoli abilitativi nel paese d'origine, in quanto il preventivo rilascio di autorizzazione di polizia costituirebbe una limitazione del diritto di stabilimento». La Cassazione al contrario, afferma che la Corte di giustizia Ue ha sempre riconosciuto la legittimità delle limitazioni al diritto di stabilimento o di prestazione di servizi se dettate dall'ordine pubblico, da tutele sociali e a tutela del consumatore e se sono adeguate e proporzionate. Sono illegittime le restrizioni giustificate da ragioni economiche o prove di adeguata giustizi azione. Pertanto il controllo effettuato all'estero non è sufficiente a garantire la serietà professionale che opera in Italia. Se fosse vero il contrario, osserva la Corte, ogni pregiudicato potrebbe assumere la veste di intermediario senza controlli della polizia. Nel caso in esame ricordano i giudici che l'autorizzazione ex art. 88 rd n. 773 del 1931 non è stata neppure richiesta. E pertanto costituisce ipotesi penale rilevante quella in cui «il soggetto, già abilitato all'estero alla raccolta di scommesse, agisca in Italia tramite collaboratori o rappresentanti che non hanno richiesto alle autorità nazionali le necessarie autorizzazioni». Concludendo i giudici sostengono che il soggetto abilitato all'estero alla raccolta di scommesse se agisce in Italia tramite intermediari è tenuto a far rispettare a suoi «mandatari» le leggi di pubblica sicurezza.
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