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Contratti: lavori da saldare sempre a 30 giorni

del 16/04/2013
di: Andrea Mascolini
Contratti: lavori da saldare sempre a 30 giorni
È illegittima la clausola che subordina il pagamento di un corrispettivo di un appalto all'avvenuto finanziamento da parte di un ente terzo; è sempre a 30 giorni il pagamento dei lavori perché prevale il decreto 192 sul regolamento del codice dei contratti pubblici. È quanto afferma la Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Puglia, con la delibera del 14 marzo 2013, n. 53, che ha preso in considerazione due profili di particolare delicatezza su richiesta di parere di un ente locale. Si chiedeva in primo luogo se, nei contratti stipulati con imprese relativi a lavori pubblici finanziati da altre amministrazioni, i pagamenti potessero essere effettuati dopo l'accredito delle relative somme da parte degli enti erogatori, mediante previsione espressa nei bandi di gara e nei relativi contratti d'appalto. La Corte nega decisamente la legittimità di una clausola di gara come quella proposta dall'ente locale sul presupposto che il rapporto contrattuale investe infatti soltanto l'ente locale, ma non chi finanzia; è pertanto la stazione appaltante, all'atto dell'affidamento dei lavori che assume l'obbligo contrattuale diretto, rimanendo estraneo a tale rapporto la sussistenza di un rapporto di finanziamento con soggetti. Per la delibera l'eventuale clausola che subordinasse la corresponsione del corrispettivo al ricevimento del finanziamento sarebbe illegittima. Stessa sorte avrebbe la clausola che dovesse escludere la maturazione di interessi a favore dell'appaltatore per effetto di ritardi da parte dell'ente finanziatore negli accrediti di rate di finanziamento. Da qui l'indicazione della Corte a che la stazione appaltante valuti la propria possibilità autonoma di pagamento e, in assenza di tale possibilità, non proceda all'affidamento dei lavori. D'altro canto per principio generale le disposizioni dettate sui termini di pagamento e di corresponsione degli interessi di mora non possono essere derogate in danno dell'appaltatore. In secondo luogo si poneva il problema se fosse tuttora applicabile ai pagamenti delle amministrazioni le norme del codice dei contratti pubblici (art. 133) e del regolamento (artt. 143 e 144 del dpr 207/2010). Premessa la prevalenza delle norme comunitarie di recepimento della direttiva «ritardati pagamenti», come recepite nel decreto 192/2012, la Corte dei conti precisa che alla luce della normativa Ue devono essere interpretate e applicate le norme nazionali con esse configgenti. Pertanto non potranno essere considerate più applicabili le norme del dpr 207 che definiscono interessi di mora in misura diversa da quella prevista dal decreto 192/12 (tasso d'interesse pari a quello applicato dalla Bce, maggiorato dell'8% senza necessità di costituzione in mora). Inapplicabili sono, poi, le norme che fissano il termine di 45 giorni per l'emissione del certificato di pagamento del Sal (art. 143 comma 1 dpr n. 207/2010), oggi da considerare fissato a 30 giorni dalla normativa di recepimento della direttiva europea. Pertanto risulta illegittimo, per la Corte, inserire clausole contrattuali che pattuiscano termini maggiori per i pagamenti, «nel nome di giustificazioni derivanti dalla natura o l'oggetto del contratto o da circostanze esistenti al momenti della sua stipulazione».

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