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Lavoro, riforma sgradita che provoca problemi

del 11/04/2013
di: di Vincenzo Bacarani
Lavoro, riforma sgradita che provoca problemi
Più che di una riforma si tratta di una «non-riforma» che sta provocando e provocherà enormi problemi, aggravando la situazione occupazionale di un paese che di tutto aveva bisogno meno che di un ulteriore irrigidimento delle norme che regolano il mercato del lavoro. Nei prossimi mesi questa nuova normativa in tema di lavoro coinvolgerà oltre 600 mila lavoratori, cosiddetti a progetto, che si troveranno dall'oggi al domani senza un contratto. Ma non è questo soltanto che fa discutere e suscita perplessità. La riforma Fornero ha toccato, modificandoli in peggio, altri aspetti importanti del mondo del lavoro. L'articolo 18 che prevede in caso di licenziamento per motivi economici non più il reintegro automatico, ma un risarcimento; il lavoro a tempo determinato è diventato più costoso per le aziende in quanto prevede un contributo aggiuntivo dell'1,4% per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali; un apprendistato con paletti troppo rigidi che ha sostanzialmente bloccato questa via di approccio al mondo del lavoro per i giovani a causa delle sue cervellotiche norme sulla formazione, che peraltro le stesse regioni non sono ancora in grado di applicare; una nuova regolamentazione delle partite Iva che partendo dall'intenzione di mettere ordine nel settore rischia adesso di provocare maggiore caos e infine i nuovi ammortizzatori sociali che non sembra stiano efficacemente sostituendo quelli vecchi.

La Fismic (una tra le più grandi organizzazioni autonome dei metalmeccanici, aderente alla Confsal) giudica in maniera negativa questa riforma voluta e attuata dal ministro del welfare, Elsa Fornero. «A memoria d'uomo non si ricorda un intervento legislativo che, partendo da buoni propositi, arrivi al suo opposto. Infatti si è irrigidito il mercato del lavoro, sono stati introdotti vincoli burocratici ridicoli per le imprese e dannosi per i lavoratori». Queste sono state le parole del segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo, riguardo alla riforma Fornero, nel corso del XV congresso nazionale dell'organizzazione sindacale che si è tenuto lo scorso novembre a Montesilvano, in provincia di Pescara.

Una riforma che ha suscitato e sta suscitando molte perplessità non soltanto tra i lavoratori, ma anche tra le imprese, ingabbiate in rigide regole che rendono di fatto impossibili le assunzioni a termine o, comunque finalizzate a un progetto o a una scelta di mercato. Di conseguenza a essere maggiormente penalizzati saranno quei lavoratori precari che presto non saranno nemmeno più precari, ma retrocederanno direttamente nella categoria dei disoccupati rendendo ancora più drammatica la situazione.

Domanda. Segretario Di Maulo, quali sono le pecche maggiori di questa riforma che ha caratterizzato l'operato del governo Monti per quanto riguarda le tematiche del lavoro?

Risposta. Indubbiamente il governo Monti era partito con buoni propositi, ovvero, fare dell'apprendistato il veicolo principale per avviare a un lavoro stabile i giovani precari, diminuire i vincoli posti dall'articolo18 dello Statuto e parallelamente istituire quegli ammortizzatori sociali universali richiesti a più voci dal mondo del lavoro. Invece, a oggi, niente di tutto questo è avvenuto, anzi, è successo tutto il contrario.

D. Anche i contratti a tempo determinato diventano più costosi per le aziende. C'è un rischio simile a quello dei co.co.pro.?

R. Tra le più eclatanti pecche di questa riforma senza dubbio una è quella che riguarda i contratti a progetto. I dati che si prospettano sono allarmanti. Dal 17 luglio, data in cui entrerà effettivamente in vigore questa normativa che riguarda i co.co.pro., circa 600 mila persone, che lavorano prevalentemente nei call center, rischiano di perdere il posto di lavoro. Siamo al paradosso che per regolarizzare un sistema, lo si cancella definitivamente aumentando i contributi previdenziali previsti e ponendo rigide regole sulle finalità dei contratti. Anche i vincoli posti al contratto a tempo determinato e il loro maggiore costo per le aziende rischia di far ritornare il lavoro somministrato (che rappresenta il massimo della precarietà) l'unica via per le imprese che debbono soddisfare i fabbisogni di manodopera.

D. Ci potrebbe essere una soluzione alternativa?

R. Al momento noi della Fismic insieme con il Cnai (Coordinamento nazionale associazioni imprenditori, ndr) stiamo studiando alcune forme contrattuali che possano essere utili alle aziende e ai lavoratori senza che ci sia un eccessivo aggravio di costi.

D. Tante piccole imprese e tanti artigiani attendevano da questa riforma anche importanti segnali per l'apprendistato. Ci sono stati questi segnali?

R. Nessun segnale. È quasi tutto bloccato da norme cervellotiche sulla formazione che nemmeno le regioni sono in grado di applicare.

D. Come spiega le diverse interpretazioni che stanno fornendo vari tribunali per quanto riguarda le cause di lavoro al riformato articolo 18?

R. A me sembra che i tribunali del lavoro stiano continuando a emettere sentenze esattamente come facevano prima della legge Fornero. C'è un grande caos sotto il cielo, esattamente come c'era prima. Anche su questo aspetto si può consuntivare un fallimento della cosiddetta riforma.

D. In conclusione...

R. Il nuovo parlamento deve cancellare la legge Fornero, non riformarla. Solamente con la sua cancellazione e con il ripristino delle vecchie norme si potrà avviare un dibattito per una vera riforma del mercato del lavoro, cosa di cui il paese, e soprattutto i giovani disoccupati e precari e le aziende, specie quelle piccole e medie, avrebbero un estremo bisogno.

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