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Il mandato professionale scritto è necessario

del 06/04/2013
di: Pagina a cura di Lucia Basile
Il mandato professionale scritto è necessario
Il mandato professionale scritto è fondamentale. Alla luce della sentenza n. 6203/13 con cui la Corte di Cassazione ha dichiarato che una fattura emessa per una consulenza da parte di un professionista può essere considerata falsa in assenza di un regolare contratto scritto, la Lapet, l'associazione nazionale tributaristi presieduta da Roberto Falcone, torna a ribadire l'importanza della sottoscrizione tra le parti del mandato professionale.

Il caso in questione riguarda un recente pronunciamento della Corte di cassazione che ha respinto il ricorso di una società immobiliare che aveva detratto dei costi a fronte di una fattura per consulenza, individuata dalla Guardia di finanza durante un'ispezione. Inizialmente la società aveva dichiarato l'esistenza di una pezza d'appoggio che giustificava la fattura, pezza però mai prodotta.

La Corte ha così dichiarato inammissibile il motivo con il quale la ricorrente sosteneva che il conferimento di un incarico di consulenza a una società non debba necessariamente avvenire per iscritto, bastando la stipula in forma orale, atteso che non si tratta di negozio per il quale occorra la forma scritta «ad substantiam». Fra le altre cose, la sentenza ha ritenuto «vaghi» gli elementi presenti sulla fattura che avrebbero dovuto attestare l'accordo orale fra il consulente e l'azienda. Un motivo in più per dichiarare inammissibile e falsa la fatturazione in mancanza di un regolare contratto.

«La sentenza conferma ancora una volta le nostre tesi», ha commentato Roberto Falcone. «L'accordo scritto configura da un canto una garanzia di trasparenza ed equità per l'utente e dall'altro, per il professionista rappresenta una tutela, quale principale riferimento per il giudice ordinario chiamato a decidere in caso di contenzioso». Si legge pertanto in sentenza che: in presenza di operazioni inesistenti non si realizza l'ordinario presupposto impositivo né la configurabilità stessa di un «pagamento a titolo di rivalsa», né i presupposti del diritto alla detrazione di cui all'art. 19, primo comma, del dpr 26 ottobre 1972, n. 633. D'altro canto la previsione del successivo art. 21, settimo comma, se per un verso incide direttamente sul soggetto emittente la fattura, costituendolo debitore d'imposta, pur in assenza del suo ordinario presupposto, sulla base del solo principio di cartolarità, per altro verso incide, indirettamente, anche sul destinatario della fattura, confermandone, in combinato disposto con gli artt. 19, primo comma, e 26, terzo comma, la preclusione a esercitare il diritto alla detrazione o alla variazione dell'imposta, in assenza del relativo presupposto (acquisto o importazione di beni e servizi nell'esercizio dell'impresa, arte o professione), com'è nella specie (v. pure Cass. n. 22882 del 2006 e n. 309 del 2006). «Rendere chiaro il rapporto tra professionista e cliente, è per i tributaristi Lapet una best practice», ha aggiunto il presidente. «Ora, per altro, alla luce della legge n. 4/2013 che prevede l'obbligo per il professionista associato di indicare in ogni rapporto scritto col cliente gli estremi della predetta legge, continueremo a suggerire ai nostri iscritti una definizione analitica e puntuale del mandato professionale in qualità di professionista qualificato Lapet di cui alla legge n. 4/2013, mediante l'utilizzo del facsimile pubblicato già da tempo nell'area documenti del nostro sito web».

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