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Studio individuale finito. Il futuro di chi si organizza

del 02/04/2013
di: di Marino Longoni
Studio individuale finito. Il futuro di chi si organizza
Lo studio professionale individuale ha fatto il suo tempo. Per rispondere alle richieste di clienti sempre più internazionalizzati e alle sfide di una società sempre più complessa, è ormai necessario necessaria una struttura più articolata, in grado di dare risposte in tempi veloci, di garantire la sufficiente specializzazione e professionalità su materie sempre ogni giorno più complesse e in continuo divenire. Ne è convinto Giuseppe Bernoni, già presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, e titolare di uno dei primi studi associati d'Italia. Il professionista milanese spiega a ItaliaOggi che ormai è impossibile servire le esigenze della fascia medio- alta della clientela senza un'adeguata struttura professionale. E d'altra parte le esigenze più semplici sono già servite dai centri di assistenza fiscale e dalle associazioni di categorie. Si tratta di una fascia di clientela poco remunerativa.

Domanda. Quali sono gli strumenti di aggregazioni disponibili per un dottore commercialista o un avvocato?

Risposta. Oggi gli strumenti impiegabili sono lo studio associato e le società tra professionisti, posto che l'atteso regolamento ha ottenuto il via libera dal Consiglio di stato e attende ora solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il primo strumento è già utilizzato da molti anni, ma presenta alcuni limiti strutturali: il più importante è la responsabilità illimitata dei soci (che però può in qualche modo essere limitata con un'apposita assicurazione professionale). Le Stp, invece, garantirebbero ai soci una responsabilità limitata e l'ingresso di soci di capitale fino al limite un terzo del valore complessivo dello studio. Purtroppo anche il regolamento attuativo non fa sufficiente chiarezza sulla regolamentazione fiscale e previdenziale delle Stp. La forma societaria è comunque in grado di semplificare l'organizzazione interna dello studio e le operazioni di acquisizione di altri studi.

D. Non c'è il pericolo che in questo modo lo studio si trasformi in un'azienda?

R. Una Stp, se ben organizzata, non deve appiattire le responsabilità individuali, non deve trasformare i professionisti in dipendenti, al contrario deve valorizzare al meglio le specializzazioni individuali. D'altra parte l'aggregazione di due studi professionali genera problemi pesanti in materia di risk management e di gestione delle responsabilità. La società di capitali rende gestibili queste problematiche.

D. Con l'approvazione del decreto sulle Stp è lecito aspettarsi una stagione di fusioni e associazioni tra professionisti?

R. Come detto prima il decreto è incompleto. Manca qualsiasi forma di agevolazione, ma soprattutto manca ogni certezza in sulle problematiche fiscali e previdenziali. Sia per la gestione ordinaria che straordinaria: nel primo caso, come si deve tassare il reddito? Si applicherà l'Ires su quello prodotto dalla società o l'Irpef su quello prodotto dai soci? Oggi gli le società tra avvocati associati sono tassati tassate come professionisti, per cassa, ma mentre quelle di gli ingegneri sono tassati come aziende. Nel caso di fusione di due studi c'è addirittura il rischio che l'Amministrazione finanziaria contesti l'avviamento.

D. Quali sono le maggiori difficoltà riscontrate nella gestione di uno studio associato?

R. La cosa più delicata è la gestione delle persone. Non è semplice far convive in modo armonico le aspettative e la diversità dei caratteri e delle abitudini professionali. È perciò estremamente importante definire ruoli, regole, procedure condivise ed efficienti. Solo così si riescono a superare le inevitabili difficoltà.

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