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Disco rosso ai ricorsi collage per inammissibilità

del 28/03/2013
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Disco rosso ai ricorsi collage per inammissibilità
Il ricorso per cassazione «collage», ossia composto mediante la riproposizione integrale di tutti gli atti del procedimento appositamente «incollati» nella descrizione del fatto, è inammissibile; esso non rispetta il principio di autosufficienza e non è conforme alla prescrizione contenuta nell'articolo 366, comma 1, n. 3 del codice di procedura civile.

Il principio viene affermato dalla sesta sezione tributaria della Corte di cassazione che, con l'ordinanza numero 4845 del 2013 depositata in cancelleria lo scorso 26 febbraio, ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto dall'Avvocatura dello stato per conto dell'Agenzia delle entrate.

I potenziali effetti di questo orientamento degli ermellini sono notevoli, se si considera che gran parte dei ricorsi per cassazione proposti vengono redatti proprio secondo la tecnica del cosiddetto «collage».

La prescrizione dell'articolo 366, comma 1, n. 3 del cpc, che impone al ricorrente l'esposizione sommaria dei fatti di causa, non può ritenersi soddisfatta mediante la riproduzione, nel corpo del ricorso, del testo integrale degli atti del procedimento, circostanza che rende particolarmente complessa, per il giudice di legittimità, l'individuazione della materia del contendere.

Tale modus operandi, ossia ricomporre l'esposizione dei fatti di causa facendo una sorta di «collage» degli atti principali del procedimento (l'accertamento, il ricorso, le sentenze ecc.), «contravviene allo scopo di agevolare la comprensione (per il giudice) dell'oggetto della pretesa», costringendo la Corte a leggere integralmente gli atti e a ricostruire la vicenda che interessa attraverso un'indagine eccessivamente approfondita e superflua.

Di contro, il ricorso per cassazione deve contenere una sommaria esposizione del fatto, che sia «una sintesi funzionale alla piena comprensione e valutazione delle censure mosse alla sentenza impugnata», consentendo all'organo di legittimità di svolgere il proprio ruolo in modo agevole e conforme al principio di autosufficienza del ricorso.

Limitarsi a fare un copia e incolla degli atti processuali «equivale nella sostanza a un mero rinvio agli atti di causa e viola il principio di autosufficienza del ricorso».

Non ha fatto cambiare idea alla Corte neanche l'eccezione sollevata dall'avvocatura, secondo cui il ricorso non potrebbe giudicarsi inammissibile in quanto l'esposizione del fatto sarebbe desumibile dalla trascrizione integrale della sentenza impugnata, «giacché altro è esporre il fatto riproducendo la narrativa della sentenza gravata, altro è riversare nel ricorso l'intero corpus degli atti del procedimento».

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