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Per la pensione d'invalidità conta il reddito familiare

del 23/03/2013
di: Debora Alberici e Carla De Lellis
Per la pensione d'invalidità conta il reddito familiare
Per il diritto alla pensione d'invalidità vale il reddito familiare, non quello personale. Lo ha stabilito la Corte di cassazione nella sentenza n. 7320 depositata ieri. La pronuncia conferma l'operato Inps d'inizio anno poi stoppato dal ministro del lavoro e segna il destino degli invalidi: se coniugati, rischiano di ritrovarsi senza più la pensione a meno che non intervenga il parlamento. Infatti la Corte conferma che il limite di reddito che dà diritto alla pensione d'invalidità, quest'anno pari a 16.127 euro, va riferito non soltanto al titolare della pensione (cioè all'invalido), ma anche al coniuge. La Suprema corte, inoltre, esclude sulla vicenda la necessità di un intervento delle sezioni unite.

La stretta alle invalidità. La vicenda è scoppiata ad inizio anno, dopo che l'Inps con la circolare n. 149/2012 ha stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013, avrebbe riconosciuto il diritto alla pensione di invalidità soltanto agli invalidi civili totali con un reddito «familiare», anziché personale (come fatto fino all'anno scorso), non superiore al limite di legge (si veda ItaliaOggi dell'8 gennaio). Il limite è pari a euro 16.127,30 e dà diritto a una pensione di 275,87 euro mensili. La novità non è stata il frutto di una modifica normativa, ma di un nuovo orientamento assunto dall'Inps che si è adeguato in via amministrativa, legittimamente, alla sentenza della Corte di cassazione n. 4677/2012 che lo ha visto prevalere in un giudizio su una questione attinente proprio alle condizioni economiche per il riconoscimento della pensione d'inabilità.

Lo stop del ministro. Contestata da sindacati e associazioni, la vicenda è finita sul tavolo del ministro del lavoro, Elsa Fornero, che ha visto l'iniziativa gravata da «evidenti problemi di equità». Con le camere sciolte, la unica strada praticabile era quella di avviare apposita istruttoria. Così ha fatto il ministro, decidendo di sospendere ogni azione ma indirizzando comunque una lettera al presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, in cui ha chiesto di valutare «tutti gli aspetti giuridici, di merito e di equità connessi all'applicazione della nuova soglia reddituale». Così è arrivato lo stop dell'Inps. Con il messaggio n. 717/2013, in particolare, l'istituto ha deciso «di non modificare l'orientamento amministrativo», ossia di continuare a liquidare sia l'assegno ordinario mensile d'invalidità civile parziale e sia la pensione d'inabilità civile facendo riferimento solo al reddito personale dell'invalido (e non anche a quello del coniuge).

La pronuncia della Cassazione. Ma ieri è arrivata una nuova pronuncia giurisprudenziale destinata, con molta probabilità, a dare la svolta finale alla vicenda. In una maxi-udienza celebrata al Palazzaccio lo scorso 13 febbraio, il cui esito è stato particolarmente atteso, la sezione lavoro ha cambiato rotta rispetto all'orientamento secondo cui il solo reddito rilevante ai fini della pensione di inabilità è quello dell'invalido. Infatti, aderendo a posizioni più risalenti e negando la necessità di un intervento delle sezioni unite sul tema nonché l'irrilevanza di una questione di legittimità costituzionale anch'essa sollevata nel ricorso, la Corte di cassazione ha affermato a chiare lettere che «ai fini dell'accertamento del requisito reddituale previsto per l'attribuzione della pensione di inabilità prevista dalla legge 30 marzo 1971, n. 118, articolo 12, deve tenersi conto anche della posizione reddituale del coniuge dell'invalido, secondo quanto stabilito dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, articolo 14-septies, comma 4, in conformità con i generali criteri del sistema di sicurezza sociale, che riconoscono alla solidarietà familiare una funzione integrativa dell'intervento assistenziale pubblico, non potendo invece trovare applicazione la regola – stabilita dallo stesso articolo 14-septies, successivo comma 5, solo per l'assegno mensile di cui alla legge. n. 118 del 1971 citata – della esclusione dal computo dei redditi percepiti da altri componenti del nucleo familiare dell'interessato». Anche se diverse sentenze (nn. 18825/2008, 7529/2009 e 20426/2010) hanno affermato al contrario che, a seguito dell'introduzione del citato articolo 14-septies, anche per la pensione d'inabilità deve farsi esclusivo riferimento al reddito personale dell'assistito, per la corte di cassazione si tratta di pronunce datate e superate «come può dirsi superato il denunciato contrasto giurisprudenziale e consolidato il nuovo orientamento» (tra l'altro anche sentenza n. 4806/2012, n. 10276/2012, n. 10658/2012).

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