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Pagare di più non basta per procedere alla rettifica

del 23/03/2013
di: Valerio Stroppa
Pagare di più non basta per procedere alla rettifica
L'ammissione del compratore di un terreno di aver pagato di più del prezzo dichiarato al fisco non implica l'accertamento in capo al venditore di quanto intascato in nero. Il fatto che l'acquirente abbia chiuso la partita in adesione, infatti, «non ha di per sé alcuna valenza probatoria». Per procedere alla rettifica sul venditore servono ulteriori elementi. Ad affermarlo la Ctp Reggio Emilia con la sentenza n. 80/3/13, depositata lo scorso 18 marzo. Una contribuente era stata raggiunta da una contestazione dell'Agenzia delle entrate, che ipotizzava la mancata dichiarazione della plusvalenza ottenuta dalla vendita di un terreno edificabile. A fronte di un valore iniziale, come rivalutato con apposita perizia, di 55 mila euro, il cespite era stato ceduto a 55.399 euro. Tuttavia, la parte acquirente era stata accertata dalle stesse Entrate ai fini dell'imposta di registro: vicenda, questa, che si era chiusa con l'adesione del contribuente, il quale aveva riconosciuto un valore di 70 mila euro. Da qui la rettifica ai fini Irpef, con conseguente applicazione della tassazione separata, pure a carico della venditrice. Quest'ultima eccepiva in giudizio che l'atto impugnato faceva riferimento ad un prezzo di vendita, quando in realtà l'importo ricostruito dall'ufficio era un valore derivante da un accertamento con adesione. L'Agenzia, dal canto suo, segnalava l'orientamento legittimatorio della Cassazione, che ha consentito l'identificazione del valore di mercato con il corrispettivo qualora abbia natura di presunzione grave, precisa e concordante. Ma la Ctp reggiana la pensa diversamente. «Il fatto che la parte acquirente abbia ritenuto di accedere ad un accertamento in adesione non significa affatto che questo valore sia il corretto valore di mercato», spiega la sentenza, «potendo le valutazioni che l'hanno spinta all'adesione essere le più varie nell'ambito di un giudizio di convenienza che riguarda solo lei». Anche perché, conclude il collegio, nelle compravendite immobiliari il venditore tende tipicamente a disinteressarsi delle vicende della controparte, incluse quelle tributarie, successive all'atto. Da qui, in assenza di ulteriori elementi probatori, l'annullamento della contestazione impugnata e la condanna dell'Agenzia alle spese di lite.

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